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Perché la Salvinomics arricchisce pochi e impoverisce molti

Pieni poteri alla “happy few”. Prepensionamenti, spread, concessioni balneari e ipotesi di flat tax. Chi ci rimette è chi ha meno

16 Agosto 2019 alle 07:38

Perché la Salvinomics arricchisce pochi e impoverisce molti

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Matteo Salvini vuole andare al voto presto e vuole vincere per fare “quello che abbiamo promesso di fare”: per questo, ha chiesto agli italiani “pieni poteri”. Le promesse sono tante, soprattutto quelle in ambito economico, a cominciare da quelle relative alla legge di Bilancio 2020 che, a suo avviso, può essere “varata solo dall’esecutivo che uscirà dalle urne”, presumibilmente il suo. Salvini ha, quindi, bisogno del sostegno di “tutti” perché è a “tutti gli italiani” che andranno i benefici del suo programma, una volta messo in atto. Ma sarà davvero così?

 

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A guardare ciò che la Lega ha fatto in questo anno di governo gialloverde si evince che, in realtà, le misure implementate hanno avvantaggiato pochi fortunati a danno di molti dimenticati. Ecco alcuni esempi. Primo esempio, Quota 100. Con questa misura, Salvini ha consentito di andare in pensione a 62 anni a qualche centinaio di migliaia di persone, in maggioranza uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. A pagare il costo davvero elevato sono i contribuenti di oggi ma anche quelli di domani, ossia i giovani. I pre-pensionamenti, infatti, sono finanziati con maggiori tasse (leggi maggiore Iva nel caso le clausole di salvaguardia non venissero sterilizzate) e maggiore debito, e qui veniamo al secondo esempio, il disavanzo. Salvini, insieme all’esecutivo Conte, ha deciso di ricorrere al disavanzo per coprire oltre la metà della legge di Bilancio 2019.

 

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Questa scelta, in parte ridimensionata nella versione finale della manovra, ha condotto il livello dello spread a oltre 300 punti base. Nonostante ciò, Salvini ha dichiarato che con un “governo della Lega” avrebbe fatto “molto di più”. Del resto, a suo avviso, lo spread è solo un “numerino” privo di significato. In realtà, come spiegato diverse volte dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, un livello di spread che resta elevato a lungo comporta costi per l’intera collettività in termini di maggiore spesa per interessi. Inoltre, uno spread alto dà luogo a una redistribuzione iniqua delle risorse pubbliche dai contribuenti ai possessori di titoli pubblici che, solitamente, non sono la parte più debole della società. In sostanza, maggiore deficit significa maggiori oneri per giovani e meno abbienti. Terzo esempio, la proroga delle concessioni balneari.

 

Salvini ha fortemente voluto l’estensione per quindici anni delle concessioni (il ministro Gian Marco Centinaio, suo fedelissimo, avrebbe voluto un periodo persino più lungo). “In questo modo – ha detto il leader della Lega la scorsa settimana a Pescara – abbiamo lasciato le spiagge in mano ai cittadini”. In verità, con questa decisione, le spiagge sono state lasciate in mano ai concessionari che in numerosi casi pagano poco e a guadagnano tanto. Il costo, ancora una volta, è per tutti i cittadini. Lo stato, infatti, perde risorse che potrebbero essere utilizzate per scuole, asili, ospedali e infrastrutture. E, poi, c’è il costo per gli italiani che amano il mare (come i vacanzieri del Papeete Beach di Milano Marittima) che sono costretti a usufruire di servizi che potrebbero essere di qualità migliore e con un prezzo inferiore se le concessioni fossero messe a gara come richiesto dalla direttiva Bolkenstein.

 

A questa lista, non certo esaustiva delle cose fatte, vanno aggiunte quelle che Salvini vorrebbe fare una volta solo al governo, come la flat tax. Anche in questo caso, si tratta di una misura che andrebbe a beneficio di pochi contribuenti visto che la maggior parte già paga un’aliquota effettiva inferiore al 15 per cento. Il conto, invece, lo pagherebbero tutti, in particolare le donne. Una tassa piatta applicata al reddito famigliare (come auspicato dalla Lega) disincentiva, infatti, il lavoro del secondo coniuge e, quindi, quello femminile. In conclusione, dare pieni poteri a Matteo Salvini significa rafforzare questo modello di economia per “happy few”, dove i vantaggi sono per pochi (contenti) e i costi per molti (scontenti). Nell’eventualità di elezioni in autunno, è chiaro che i “happy few” voteranno per lui. Quello che, però, davvero stupisce è che lo facciano anche i tantissimi esclusi da questo club di privilegiati. Come le donne e giovani.

Veronica De Romanis

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  • Non sono nessuno

    16 Agosto 2019 - 16:04

    Inoltre i molti che qualcuno dice lascino il paese per un eccesso di tassazione , lo fanno perchè non si è messo mano alla pratica SCORRETTA messa in atto da alcuni paesi dell'unione , che incentivano le aziende che delocalizzano offrendo trattamenti di favore , che stranamente , si fa per dire , sono gli stessi paesi a cui si rifanno coloro che asseriscono che la media della tassazione in Europa sia del 25% , cosa che al sottoscritto non risulta , il vero problema non è la tassazione , ma l'evasione ed elusione fiscale , solo COMBATTENDOLE saremo in grado di abbassare il carico fiscale per tutti senza contemporaneamente IMPOVERIRE il nostro STATO SOCIALE , sempre che in questo paese ci sia ancora una società che senta la necessità di una contribuzione progressiva , come detta la nostra costituzione tutto il resto sono solo chiacchiere e speranze dei pochi che dalla flat tax si vedrebbero triplicare il risparmio a scapito dei molti che vedrebbero solo le briciole e senza stato sociale

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  • Non sono nessuno

    16 Agosto 2019 - 16:04

    Condivido completamente quanto riportato nell'articolo , e mi domando come si possa ancora continuare a CREDERE che una flat tax al 15% in un paese come il nostro possa essere semplicemente IPOTIZZATA , e ancora di più che qualcuno come leggo nei commenti all'articolo , possa ritenere questa misura EQUA e unico rimedio alla ipertassazione PRESUNTA nel nostro paese , PRESUNTA perchè siamo perfettamente in linea con la tassazione dei paesi Europei di prima fascia ovvero i paesi in cui lo stato sociale è PRESENTE , certo se poi ci si racconta che in altri paesi i meno EVOLUTI , si paga solo si fa per dire il 20/25% , senza DIRCI anche che lo stato sociale è INESISTENTE , quindi ognuno deve provvedere in prima persona a proteggersi socialmente , quindi PENSIONI private , SANITA' privata , ecc. scoprirebbero i PERORATORI della causa , che una volta agiunte le risorse economiche per pagare lo stato sociale PRIVATO , otterremmo cifre probabilmente SUPERIORI percentualmente alle nostre Tasse

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Agosto 2019 - 15:03

    Al direttore -La gentile, competente economista, Veronica De Romanis, ha sposato la tesi che “la mano invisibile” di Adam Smith, cardine del concetto liberale dell’economia che individua la creazione di risorse nell’intraprendere privato, sia da scartare in favore di un’economia collettivistica gestita politicamente dallo Stato. Da noi, lungi dal cretino generalizzare, la gestione politica dell’economia, ha trasformato l’egoismo del singolo in egoismo politico collettivo. Lo Stato corrotto e rapace, nasce da lì. Le tasse e le imposte dovrebbero essere usate solo per fornire allo Stato le risorse necessarie per quei servizi collettivi: Sanità, Istruzione, Trasporti. Amministrazione della giustizia e delle forze dell’ordine, ecc., che per loro intrinseca natura e finalità, non possono autofinanziarsi. Allora la mano invisibile? Macché. Il nodo della creazione di ricchezza e della sua equa distribuzione non ha soluzione univoca. Solo compromissoria.

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  • carlo.trinchi

    16 Agosto 2019 - 13:01

    Lei Signora Romani è un’ottima professionista e sarebbe interessante conoscere la sua idea circa le tasse che arrivano, in alcuni casi, al 47% e più. Le chiedo quindi quali dovrebbero essere i rimedi per abbassarle a livello umano, cioè al 20-25% e non azzardo a dire di meno. cioè ad una media europea perché, come lei ben sa, molti lasciano il paese per non subire una tassazione turlupinante. Quindi oltre che denunciare le incapacità di Salvini e compagnia a seguire, cioè di tutti i politici, ci illustri la via per abbassare le tasse a livello accettabile. E lasciamo da parte la tiritera che se pagassero tutti pagheremmo di meno che fa comodo sia a chi non le paga che ai politici che dicono che si devono pagare. Entri nel concreto degli interventi da fare e ci dia una risposta adeguata al problema, augurandoci tutti che vi sia qualche politico di buonsenso che possa fare tesoro della sua lezione. In attesa, molti saluti.

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    • fiorevalter

      16 Agosto 2019 - 17:05

      le tasse si possono diminuire migliorando l'efficienza della macchina pubblica e, porti pazienza, con la solitita "tiritera" della lotta all'evasione. In alternativa riducendo i servizi, ma di certo NON a debito come vuole fare salvini

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