Perché la Salvinomics arricchisce pochi e impoverisce molti

Veronica De Romanis

Pieni poteri alla “happy few”. Prepensionamenti, spread, concessioni balneari e ipotesi di flat tax. Chi ci rimette è chi ha meno

Matteo Salvini vuole andare al voto presto e vuole vincere per fare “quello che abbiamo promesso di fare”: per questo, ha chiesto agli italiani “pieni poteri”. Le promesse sono tante, soprattutto quelle in ambito economico, a cominciare da quelle relative alla legge di Bilancio 2020 che, a suo avviso, può essere “varata solo dall’esecutivo che uscirà dalle urne”, presumibilmente il suo. Salvini ha, quindi, bisogno del sostegno di “tutti” perché è a “tutti gli italiani” che andranno i benefici del suo programma, una volta messo in atto. Ma sarà davvero così?

 

  

A guardare ciò che la Lega ha fatto in questo anno di governo gialloverde si evince che, in realtà, le misure implementate hanno avvantaggiato pochi fortunati a danno di molti dimenticati. Ecco alcuni esempi. Primo esempio, Quota 100. Con questa misura, Salvini ha consentito di andare in pensione a 62 anni a qualche centinaio di migliaia di persone, in maggioranza uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. A pagare il costo davvero elevato sono i contribuenti di oggi ma anche quelli di domani, ossia i giovani. I pre-pensionamenti, infatti, sono finanziati con maggiori tasse (leggi maggiore Iva nel caso le clausole di salvaguardia non venissero sterilizzate) e maggiore debito, e qui veniamo al secondo esempio, il disavanzo. Salvini, insieme all’esecutivo Conte, ha deciso di ricorrere al disavanzo per coprire oltre la metà della legge di Bilancio 2019.

 

 

Questa scelta, in parte ridimensionata nella versione finale della manovra, ha condotto il livello dello spread a oltre 300 punti base. Nonostante ciò, Salvini ha dichiarato che con un “governo della Lega” avrebbe fatto “molto di più”. Del resto, a suo avviso, lo spread è solo un “numerino” privo di significato. In realtà, come spiegato diverse volte dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, un livello di spread che resta elevato a lungo comporta costi per l’intera collettività in termini di maggiore spesa per interessi. Inoltre, uno spread alto dà luogo a una redistribuzione iniqua delle risorse pubbliche dai contribuenti ai possessori di titoli pubblici che, solitamente, non sono la parte più debole della società. In sostanza, maggiore deficit significa maggiori oneri per giovani e meno abbienti. Terzo esempio, la proroga delle concessioni balneari.

 

Salvini ha fortemente voluto l’estensione per quindici anni delle concessioni (il ministro Gian Marco Centinaio, suo fedelissimo, avrebbe voluto un periodo persino più lungo). “In questo modo – ha detto il leader della Lega la scorsa settimana a Pescara – abbiamo lasciato le spiagge in mano ai cittadini”. In verità, con questa decisione, le spiagge sono state lasciate in mano ai concessionari che in numerosi casi pagano poco e a guadagnano tanto. Il costo, ancora una volta, è per tutti i cittadini. Lo stato, infatti, perde risorse che potrebbero essere utilizzate per scuole, asili, ospedali e infrastrutture. E, poi, c’è il costo per gli italiani che amano il mare (come i vacanzieri del Papeete Beach di Milano Marittima) che sono costretti a usufruire di servizi che potrebbero essere di qualità migliore e con un prezzo inferiore se le concessioni fossero messe a gara come richiesto dalla direttiva Bolkenstein.

 

A questa lista, non certo esaustiva delle cose fatte, vanno aggiunte quelle che Salvini vorrebbe fare una volta solo al governo, come la flat tax. Anche in questo caso, si tratta di una misura che andrebbe a beneficio di pochi contribuenti visto che la maggior parte già paga un’aliquota effettiva inferiore al 15 per cento. Il conto, invece, lo pagherebbero tutti, in particolare le donne. Una tassa piatta applicata al reddito famigliare (come auspicato dalla Lega) disincentiva, infatti, il lavoro del secondo coniuge e, quindi, quello femminile. In conclusione, dare pieni poteri a Matteo Salvini significa rafforzare questo modello di economia per “happy few”, dove i vantaggi sono per pochi (contenti) e i costi per molti (scontenti). Nell’eventualità di elezioni in autunno, è chiaro che i “happy few” voteranno per lui. Quello che, però, davvero stupisce è che lo facciano anche i tantissimi esclusi da questo club di privilegiati. Come le donne e giovani.

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