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Perché ci sono dubbi sulla crescita dell'Eurozona

Mariarosaria Marchesano

L'indice composito pmi frena a marzo a causa del rallentamento produttivo di Francia e Germania. Secondo l'analisi della banca svizzera Lombard Odier la Bce ha margini ristretti per rilanciare l'economia

Milano. Un nuovo segnale di rallentamento dell'economia dell'Eurozona è arrivato dall'indice composito delle pmi, il termometro che misura mensilmente la produzione sia delle imprese manifatturiere sia del settore servizi: sotto i 50 punti segnala una contrazione dell'economia, sopra un'espansione. Nel mese di marzo l'indice è calato a 51,3 punti rispetto a 51,6 di febbraio, cioè e al minimo da tre mesi. Seppure la componente manifatturiera dell'indice aumenta leggermente, il settore risulta in contrazione nelle due più grandi economie dell'area: Germania e Francia. I dati rappresentano la conferma che in questa fase la produzione nell'Eurozona è sostenuta più dalla domanda interna che da quella estera. Dopo la diffusione del dato stamattina le Borse europee hanno tutte peggiorato le perdite dell'apertura, con Piazza Affari che in calo 0,4 per cento a metà seduta

 

"Le prospettive a breve termine dell’Eurozona dipendono dall’attuale debolezza legata al commercio e da quante probabilità ci sono che tale debolezza si riversi sulla domanda interna in termini concreti – dice in un report Bill Papadakis, macro strategist di Banque Lombard Odier, banca d'investimento svizzera – Più a lungo il commercio si mostra debole, più la fiducia, gli investimenti, l’occupazione e i consumi potrebbero esserne influenzati". In effetti, in questa fase le prospettive del commercio globale sembrano peggiorate rispetto alla fine del 2018. "Sarebbe indubbiamente positivo per l’Eurozona che il commercio mondiale si riprendesse. Al contrario, ogni ulteriore rischio, come una possibile decisione degli Usa di imporre dei dazi sulle auto europee, sarebbe l’ultima cosa di cui hanno bisogno ora le economie europee".

 

In questo momento la domanda interna in Europa è sostenuta dalla crescita dell’occupazione, da un aumento dei salari e, grazie all’inflazione bassa, da un forte potere di acquisto, ma allo stesso tempo l'economia mostra segni di debolezza e "i servizi, che hanno evidenziato un rallentamento inferiore a quello del settore manifatturiero, non possono dirsi immuni. In più il ritmo di creazione di posti di lavoro è destinato a frenare con il maturare del ciclo congiunturale", sottolinea lo strategist. In questo contesto, secondo Lombard Odier, la questione più critica è il margine limitato della politica monetaria da parte della Bce, il cui annuncio di marzo sul mantenere i tassi invariati e sui nuovi Tltro, non sarà sufficiente a stimolare la crescita in maniera significativa. In più, il fatto che l’attuale debolezza economica sia provocata in larga parte da fattori esterni complicherebbe la questione. "Il brusco calo delle quotazioni dei titoli bancari europei dopo la riunione di marzo mostra gli effetti potenzialmente negativi dell'attuale orientamento della politica monetaria. In un momento di tassi negativi, sarebbe più efficace una risposta di politica fiscale, ma finora i paesi con maggiore libertà d’azione sono riluttanti a usarla. Quindi, con una risposta politica verosimilmente assente o inefficace, l’Europa può solo sperare in un miglioramento del commercio mondiale - e nell’assenza di incidenti (vedi la discussione sulla Brexit)".

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