Il cambiamento c'è. In peggio

Redazione

Risultati di (s)governo: giù il pil, su la disoccupazione, imprese atterrite

Recessione: tecnicamente è tale se la ricchezza lorda si riduce per tre trimestri consecutivi. Nel terzo trimestre 2018 l’Italia ha segnato meno 0,1 per cento, come ha comunicato l’Istat correggendo la stima provvisoria di zero. Del quarto manca un mese, e non c’è indicatore che non preveda un secondo segno negativo. Scrive Intesa Sanpaolo: “A novembre si è registrato un calo di fiducia delle famiglie e delle imprese. La fiducia dei consumatori è scesa più del previsto da 116,5 a 114,8. Sono tornate ad aumentare le preoccupazioni delle famiglie per la disoccupazione e si registra soprattutto un netto peggioramento sia dei giudizi sia delle attese sulla situazione economica dell’Italia. L’indice composito del morale delle aziende è calato per il quarto mese a novembre, da 102,5 a 101,1: il minimo da dicembre 2016. La fiducia delle imprese è scesa in tutti i settori con l’unica eccezione del commercio. Il morale è calato da 138,9 a 132,5 nelle costruzioni e da 103,6 a 101,8 nei servizi. Nel settore manifatturiero la fiducia è scesa da 104,9 a 104,4, un minimo da quasi due anni. In sintesi, è in corso un chiaro trend di rallentamento del ciclo. In ogni caso le indagini non segnalano un recupero del pil nei mesi finali dell’anno; soprattutto non ci sono segnali di un ritorno alla crescita a inizio 2019. Nel caso in cui la stagnazione si protraesse alla prima parte dell’anno prossimo, ne deriverebbe una significativa revisione al ribasso della nostra stima di crescita per l’anno prossimo, già inferiore al consenso di 0,9 per cento”.

 

A primavera l’Italia rischia la recessione, che non conosceva dal 2012. Una situazione che non ha eguali nel resto d’Europa. La decrescita (in)felice è seguita a ruota dalla disoccupazione: a ottobre per l’Istat è tornata al 10,6 per cento, dopo che in estate andava più verso il 9 per cento. Quella giovanile è risalita di un punto al 32,5. In un solo mese si sono persi 64 mila posti di lavoro, mentre il tasso di occupazione, in rialzo da marzo, scende di 40 mila unità. Il governo continua a raccontare che il prossimo anno voleremo all’1,5 per cento: “Il pil lo faremo crescere” giura il premier Conte. Come? Mandando la gente in pensione e visto che manca il lavoro pagando i disoccupati. Semplice, no?

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