cerca

La carezza di Moody’s al governo

L’agenzia di rating è clemente sull’Italia a causa di un errore sulle pensioni

22 Ottobre 2018 alle 20:23

Il velleitarismo di Moody’s sulle sofferenze e la questione (ancora aperta) del Monte dei Paschi

Anziché sbraitare nelle piazze accusandole di ogni sorta di complotto e inventando balle come fa Beppe Grillo al Circo massimo del M5s, il governo sovranista (con gli italiani) dovrebbe ringraziare le agenzie di rating, in particolare Moody’s per la sua clemenza. E per i suoi errori che l’hanno portata, in parte, a un giudizio così leggero sulla manovra. In effetti il commento di molti esponenti di governo rispetto alla bocciatura è stato quasi di sollievo: “Ce l’aspettavamo”, ha detto Luigi Di Maio e con lui tanti altri. Ciò che si aspettava il governo era il downgrade di uno scalino, che ha portato il rating dell’Italia da Baa2 a Baa3, a un passo dal non-investment grade (ovvero “spazzatura”), la soglia oltre la quale i nostri titoli diventerebbero “speculativi” e non più acquistabili dalla Bce (facendo quindi aumentare il costo di finanziamento per lo stato e le banche). Ciò che invece il governo non si aspettava – e che ha accolto con piacevole sorpresa – era l’outlook stabile, anziché negativo. La cosa interessante, analizzando il report di Moody’s sull’Italia, è che la decisione a noi favorevole è stata presa – almeno in parte – per errore.

 

L’agenzia di rating boccia una manovra che indebolisce i conti pubblici e l’economia, a fronte di un debito pubblico molto elevato e potenzialmente ingestibile in caso di choc esterno. “La maggior parte degli aumenti di spesa del governo è di natura strutturale, il che implica che saranno difficili da invertire”, scrive Moody’s. Che però sbaglia su un punto fondamentale della manovra, ovvero la “quota cento” sulle pensioni, definita “come una misura una tantum, disponibile solo il prossimo anno, e in quanto tale sarebbe di portata più limitata di quanto ipotizzasse Moody’s”. La controriforma delle pensioni – basta leggere il Documento programmativco di Bilancio – non è affatto una tantum, ma è una misura di spesa strutturale in deficit, che costerà lo 0,4 per cento del pil nei prossimi tre anni e 140 miliardi nei prossimi dieci anni. E’ vero che le agenzie di rating sbagliano, ma in genere per eccessivo ottimismo.

Redazione

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi