Borsa a picco e spread in salita. La "manovra del popolo" affonda Piazza Affari

Mariarosaria Marchesano

Le perdite superano il 4 per cento, il differenziale Btp/Bund è quasi a 280 punti base. Il 5 maggio il mercato azionario valeva oltre 700 miliardi in termini di capitalizzazione complessiva, oggi ne vale 620 

[Articolo aggiornato alle 14,00] Milano. Com'era prevedibile lamanovra del popolo viene bocciata dalla Borsa, dove a metà seduta la perdite hanno superato il 4 per cento a fronte di un allargamento dello spread che vola quasi a quota 280 punti base. Le avvisaglie c'erano state già nella seduta di ieri, ma la fiammata negativa del mattino era in parte rientrata in chiusura di seduta con un calo contenuto nella misura dello 0,6 per cento. Ma oggi il discorso è diverso. Gli investitori che fino all'ultimo hanno sperato in una mediazione tra la posizione delle forze politiche che compongono il governo Conte, Lega e 5 Stelle, e il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, sul livello di deficit da inserire nella legge di Bilancio (l'auspicio è che si riuscisse a stare sotto il 2 per cento) hanno subìto una cocente delusione quando, in serata, da Palazzo Chigi è arrivato l'annuncio che la manovra economica messa in cantiere prevede un livello di spesa pubblica che in rapporto al pil è al 2,4 per cento. Solo le mancate dimissioni del ministro Tria stanno evitando il tracollo, anche se la situazione del mercato azionario oggi si presenta comunque pesante. Il timore è l'arrivo di un downgrade dei conti pubblici italiani da parte delle agenzie di rating, cosa che innescherebbe una spirale negativa fino all'inflazione e alla recessione.

  

In cinque mesi persi oltre 80 miliardi di capitalizzazione

Nelle sale operative delle banche d'investimento e delle case di brokeraggio l'atmosfera è tesa e tutti sono concentrati a fare un unico calcolo. Com'è andata complessivamente la Borsa da quando si è insediato l'esecutivo gialloverde? Includendo anche il forte ribasso di stamattina, la media degli indici di Piazza Affari (quindi, non solo il Ftse Mib che rappresenta i grandi gruppi ma prendendo come riferimento il Ftse All Share che ingloba un po' tutto) è andata giù del 13,5 per cento con una perdita di 80 miliardi. In altre parole, la Borsa prima dell'insediamento del governo valeva oltre 700 miliardi di euro, inteso come la somma del valore della capitalizzazione di tutte le società, stamattina viaggia intorno ai 610-620 miliardi. Ad accusare le perdite maggiori, naturalmente, sono le banche (i cali arrivano al 9 per cento) le quali, avendo in pancia un terzo dei titoli del debito pubblico italiano, subiscono immediatamente il riflesso dell'allargamento del differenziale dei rendimenti tra i btp decennali e i bund tedeschi. Il rendimento dei titoli italiani stamattina è arrivato al 3,10 per cento, il che implica un aumento di spesa per lo stato che dovrà pagare cedole più elevate agli investitori quando i titoli arrivano a scadenza.

   

Le banche trasferiranno su imprese e famiglie il maggior costo del denaro

E proprio dal fronte delle banche arrivano i timori più grandi. Come ha spiegato nei giorni scorsi l'Assiom-Forex, l'associazione che raggruppa gli operatori di Borsa, se lo spread aumenterà ancora in modo stabile – cioè esattamente quello che sta accadendo - allora si avrà un trasferimento massiccio dell'aumento del costo del denaro su imprese e famiglie e il sistema Italia non sarà più in grado di competere ad armi pari con gli altri paesi dove il differenziale sui titoli di stato è più basso. E questo perché le banche, fino a oggi, hanno trasferito sulla clientela solo una minima parte dell'aumento dello spread registrato tra maggio e giugno (100 punti). Ma se la situazione peggiora non faranno altro che preservare la loro solidità patrimoniale trasferendo all'esterno i maggiori costi. Allora si rischierà un ritorno in recessione. Ma per la "manovra del popolo" questo, a quanto pare, non è un problema. Ora la palla passa alla Commissione europea che a fine ottobre dovrà dare il suo parere sulla manovra.

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