Concessioni sotto pressione a Piazza Affari

Mariarosaria Marchesano

Negli ultimi giorni di agosto, Piazza Affari sembra avere preso una direzione opposta rispetto alle altre Borse europee, toniche sulla scia dei record registrati da Wall Street. Come ieri anche stamattina il listino milanese sembra sotto pressione e apre in lieve calo rispetto a Londra, Francoforte e Parigi. Il rallentamento dell'economia italiana annunciato dall'Ocse, il peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese, l'aumento dello spread e un clima generale di incertezza condizionano gli scambi sui titoli. E tra i temi settoriali è ancora quello delle concessioni pubbliche a preoccupare maggiormente gli investitori.

 

A RISCHIO 27 CONVENZIONI CON PRIVATI

Il titolo Atlantia continua a perdere terreno con il prezzo delle azioni che in apertura delle contrattazioni è sceso sotto la soglia dei 18 euro rispetto al prezzo di quasi 25 euro registrato a chiusura di seduta il 14 agosto, un giorno prima della tragedia del ponte di Genova. Da quella data la società controllata dalla famiglia Benetton, concessionaria della rete autostradale, ha perso in termini di capitalizzazione borsistica circa 5 miliardi di euro passando da un valore di 20 miliardi a 15 miliardi di oggi. L'amministratore delegato Giovanni Castellucci, in un'intervista a Repubblica, apre all'ipotesi dell'ingresso della Cdp nel capitale ma dice no alla statalizzazione. Intanto dal governo continuano ad arrivare segnali sull'intenzione di rivedere integralmente il sistema delle concessioni – 27 convenzioni in tutto tra reti stradali, infrastrutture, energie e tlc – che produce un ammontare di liquidità annua pari a 30 miliardi e assicura ai privati che ne sono gestori un tasso di rendimento lordo medio pari al 10,2 per cento, come emerge dai documenti resi pubblici dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Insomma, ce n'è abbastanza per considerare il comparto delle società quotate titolari di concessioni – di cui fanno parte, tra le altre, A2A, Astm, Autostrade Meridionali, Sias, Iren, Hera, come un'area della Borsa potenzialmente volatile agli occhi di investitori sempre più dubbiosi sull'evoluzione dei destini di queste società.

 

A MILANO SPICCANO CLABO, FERRARI E PRYSMIAN

Se le utility sono sotto tono – ma anche i bancari mostrano una certa debolezza, in particolare Ubi, Mediobanca e Unicredit – sul Ftse Mib il quadro complessivo è molto simile a quello di ieri con i titoli delle società più esposte verso gli Stati Uniti a beneficare degli accordi commerciali con il Messico e ottimiste sulle prospettive di intese anche tra Washington e Ottawa: Cnh Industrial e Brembo sono tra le migliori e tra gli industriali si mette in evidenza Prysmian. Fuori dal Ftse Mib, spicca il il più 7,8 per cento di Clabo che ha annunciato i conti semestrali e ha raggiunto un accordo per la fornitura delle vetrine Starbucks in Asia. Molto bene anche Ferrari (più 3 per cento) sulla scia del report positivo di Hsbc e dell'annuncio della quotazione alla Borsa di Londra di un altro marchio delle auto di lusso, Aston Martin. Nel resto d'Europa, pesa su Madrid il tonfo di Inditex (il gruppo dell'abbigliamento a marchio Zara) dopo che gli analisti di Morgan Stanley hanno raccomandato di ridurre l'esposizione al titolo. A Parigi invece è da segnalare il calo di Pernod Ricard (meno 1,8 per cento): il titolo è penalizzato malgrado i risultati 2017-18 mostrino un utile in crescita a 1.577 miliardi di euro.

 

L'IPO DELL'ANNO A LONDRA E IL COLPO DELLA COCA COLA NEGLI USA

Sui mercati internazionali due storie conquistano la scena. L'Ipo più blasonata dell'anno avverrà alla Borsa di Londra, dove la Aston Martin, il produttore delle auto sportive più amate da James Bond, ha annunciato il suo progetto di quotazione. L'operazione dovrebbe valorizzare la società per circa 5 miliardi di sterline, secondo la stampa. Il gruppo britannico, che intende mettere sul mercato azioni per circa 1 miliardo di sterline, ha fatto sapere che pubblicherà il prospetto il 20 settembre. L'Ipo di Aston Martin sarebbe la prima sul mercato di un brand di auto sportive dopo quella di Ferrari a Wall Street nell'ottobre 2015. Il piano dovrebbe prevedere una vendita secondaria da parte degli attuali azionisti, gruppi italiani (tra cui il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi) e del Kuwait. La tedesca Daimler, che detiene il 4,9 per cento delle azioni, dovrebbe rimanere azionista, secondo quanto dichiarato dal gruppo. In America, intanto, il gigante delle bevande analcoliche Coca Cola ha acquisito Moxie, la bevanda ufficiale del Maine, dal suo partner di imbottigliamento Coca Cola nel New England settentrionale. Moxie è una bibita aromatizzata con un estratto di radice che gli conferisce un gusto caratteristico. "Si tratta di un grande marchio con un grande patrimonio: la Coca Cola Northern New England ne è stata una forte sostenitrice nell'ultimo decennio e prendiamo seriamente la nostra responsabilità di garantire che rimanga fedele alle sue radici nord-orientali", ha sottolineato un portavoce della multinazionale.

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