Lido Bolkestein

Redazione

Il ministro dell’Interno e vicepremier – anche se vicepremier è in realtà abbastanza riduttivo – Matteo Salvini è in villeggiatura in Romagna, ma non è in vacanza dall’attività e dalla comunicazione politica. Su Twitter ha pubblicato un breve video di un bagno di folla tra la gente comune: “I sondaggi dalla spiaggia romagnola mi dicono che siamo sulla strada giusta, a chi ci vuole male inviamo solo sorrisi!”, scrive. E in effetti nel video, di circa un minuto, si vede una manifestazione impressionante della popolarità del Capitano nel paese reale: selfie a ripetizione, abbracci, pacche sulle spalle, sorrisi e strette di mano. In coda, negli ultimi due secondi, un incoraggiamento significativo: “Ciao campione, in bocca al lupo. E mi raccomando la Bolkestein, eh!”, dice un simpatizzante. “Sì, sì”, rassicura Salvini. Probabilmente l’uomo è un commerciante ambulante, interessato all’applicazione della direttiva europea che impone regole per la liberalizzazione e la messa a gara trasparente delle licenze. O forse no.

 

Probabilmente l’uomo avrebbe potuto dire “mi raccomando al Fiscal compact” oppure “mi raccomando al bail-in” o a qualsiasi altra norma europea dal nome non italiofono, perché “la Bolkestein” è ormai diventata un simbolo dell’opposizione all’Europa, a prescindere dal contenuto della direttiva. Ed è però anche l’emblema del fallimento dell’azione di governo delle forze riformiste. Solo pochi mesi fa è stato il Pd con il governo Gentiloni a rinviare di nuovo, stavolta fino al 2020, l’introduzione della direttiva. Eppure nessuno se n’è accorto, perché la sfida è ormai ideologica più che sui contenuti. Il cedimento degli “europeisti” al “sovranismo” non ha portato alcun voto. Anzi, nonostante il rinvio, sono ancora lì a protestare contro la Bolkestein.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.