Nella crescita francese c’è la doppia faccia di Macron

Mariarosaria Marchesano

Milano. L’11 luglio scorso apparve paradossale la comunicazione con cui la Banca mondiale indicava come l'India avesse superato la Francia nella classifica delle economie mondiali. In effetti, il paese asiatico ha conquistato il sesto posto grazie alla crescita del prodotto interno lordo che è arrivato a 2.597 miliardi di dollari, 15 milioni in più rispetto alla Francia che è scesa in settima posizione. Oggi, il dato sul secondo trimestre conferma una crescita stabile del pil francese allo 0,2 per cento, in linea con i primi tre mesi del 2018, ma al di sotto delle aspettative. 

 

La Francia di Emmanuel Macron ha un'economia che appare solida ma piatta, priva di quello slancio che si prevedeva potessi dargli un presidente che ha sì dato priorità alla politica di rigore nei conti. Con l'ondata di manifestazione e scioperi degli ultimi mesi contri i tagli della spesa (in piazza sono scese varie categorie, dagli studenti ai ferrovieri) e con i pettegolezzi che gli attribuiscono una presunta omosessualità nascosta, il gradimento del presidente francese è in calo. In questa fase non aiuta un'economia che cresce lentamente, anche a causa di un calo della domanda interna causata dai tagli alle spese che le famiglie hanno apportato a trasporti ed energia (anche se salgono i consumi di beni manifatturieri). 

 

Se l’impopolarità di Macron in casa ha contribuito a frenare il pil, è l’immagine del presidente all’estero che invece agisce in senso opposto e positivo. La Francia ha saputo trasmettere l'immagine di un paese fortemente attrattivo per gli investimenti esteri. I fattori che hanno caratterizzato l'economia francese nella prima parte dell'anno sono di carattere transitorio, dice Jessica Hinds, analista di Capital Economics, centro di ricerca indipendente britannico. Così, le aspettative per la restante parte del 2018 e per i prossimi due anni restano all'insegna dell’ottimismo. ”Per la Francia rivediamo al ribasso le stime di crescita per il 2018, quindi al di sotto dell'1,8 per cento ipotizzato, ma ci attendiamo che il prodotto interno lordo cresca del 2 per cento nel 2019 e nel 2020, cosa che potrebbe attutire il colpo dei tagli alla spesa pianificati dal governo”.  E questo anche perché la politica di riduzione delle tasse insieme con le misure adottate dall'Eliseo per rafforzare la fiducia degli investitori faranno sentire i loro effetti.

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