Poltron system

Redazione

E dunque, alla fine, l’intesa su Cassa depositi e prestiti è arrivata: a spuntarla è stato Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario. Una nomina “interna”. Sarà lui, e non Dario Scannapieco, il prossimo ad del bancone di stato. Ma a vincere, al termine di una trattativa protrattasi per settimane per via di divergenze tra Lega e M5s, sono stati i pentastellati, i quali sono riusciti a imporre il candidato alternativo al direttore della Banca europea degli investimenti e sostenuto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. E così ieri esultavano i grillini che, direttamente coinvolti nella partita, hanno messo il cappello su Palermo. E, in un certo senso, hanno ragione nel farlo. Evidentemente anche loro, accomodatisi nel Palazzo, cominciano a essere non del tutto immuni all’ebrezza dello spoil system. Hanno scoperto, insomma, che battersi per piazzare i propri uomini nei posti nevralgici della macchina statale non solo è importante, ma è perfino un atto per nulla deprecabile. Anzi necessario. Per anni, protetti dall’aura d’innocenza di chi sta all’opposizione a prescindere, hanno condannato qualunque trattativa per le nomine nelle partecipate di stato (“inciucio!”); nei mesi gravidi d’incertezza per la formazione del governo, ci hanno ammorbato con la manfrina patetica per cui “per la prima volta vengono prima i programmi, e non le poltrone”. Ora, evidentemente, hanno scoperto che non è così. Scegliere le persone giuste – quelle, almeno, che giuste si ritengono – alle quali affidare incarichi importanti, non è un mero esercizio di occupazione di cadreghe. E’ una responsabilità importante per chi vuole che i propri progetti non restino sulla carta, ma vengano attuati. Magari, però, la prossima volta, ci si risparmi il teatrino.

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