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Cantonata all’Ilva

L’Anac scambia un investimento per un appalto per cortesia a Di Maio

20 Luglio 2018 alle 20:36

Cantonata all’Ilva

Foto Imagoeconomica

A essere tendenziosi si direbbe che l’andirivieni di pareri verso l’ufficio del ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, su presunte irregolarità nella gara per l’assegnazione dell’Ilva serva a creare una cortina di propaganda: se il soccorso dovesse andare male per la rinuncia di ArcelorMittal, o se il M5s vuole farlo andare male, la documentazione servirebbe a scaricare la colpa sul precedente esecutivo. Siccome non siamo tendenziosi infiliamo la testa nella cortina.

  

Il giro di pareri inizia con una lettera di Michele Emiliano che denuncia sospette irregolarità (senza precisare) al Mise. Il presidente della Puglia suggeriva di coinvolgere l’Anac, l’Autorità anticorruzione che vigila sugli appalti pubblici. Giovedì l’Anac ha risposto a Di Maio con un parere. Il presidente Raffaele Cantone, un altro funzionario minacciato di rimozione dal governo, ha risposto per cortesia istituzionale pur ammettendo di esprimersi sulla base degli elementi comunicati dal ministero senza “avere proceduto né potere procedere a specifici accertamenti”. Parliamo infatti di una trattativa privata per la ristrutturazione di un’azienda in amministrazione straordinaria, mica di una gara d’appalto. L’Anac pare confondere le cose suggerendo, tra le righe, che come criterio non è stato usato il massimo ribasso, ovvero scegliere il peggiore offerente, in nome della concorrenza. Un assurdo.

  

L’offerta di AcciaiItalia era più bassa di 600 milioni e tratteggiava solo gli interventi ambientali. Arcelor ieri ha comunicato di voler migliorare gli impegni e rafforzare le prestazioni ambientali. L’interesse pubblico, che Di Maio vorrebbe tutelare, starebbe, come da sentenza della Corte costituzionale (n. 182, 2017), nelle esigenze di celerità della procedura. Annullare la gara di 13 mesi fa va nel senso opposto. Un nonsense.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    23 Luglio 2018 - 08:08

    Una ragione di più per rafforzare la convinzione che l’Anac andrebbe cancellata. Il nostro sistema costituzionale ed istituzionale possiede già organi deputati al controllo della legalità che costerebbe troppo tempo e spazio al solo elencarli. Ciascun giurista colto e di buon senso sa che il moltiplicarsi degli organi di controllo non produce maggiore legalità, ma al minimo più caos e maggiori costi per lo Stato ed i malcapitati contribuenti. Il contenzioso politico, amministrativo, processuale e’ un pesante freno alla crescita e allo sviluppo, come dimostrato da tutte le analisi serie e sensate. Cresciamo poco e male anche’ perche’ da noi il contenzioso e’ lo sport più praticato. E infatti puntualmente Di Maio annuncia che sulla gara dell’Ilva bisognerà acquisire altri pareri istituzionali, e per intanto l’azienda, con migliaia e migliaia di cassaintegrati , pare continui a perdere un milione al giorno.

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  • luigi.desa

    21 Luglio 2018 - 11:11

    Continuo a scrivere e pensare che Catone non sia molto sveglio.

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  • carlo schieppati

    21 Luglio 2018 - 07:07

    All'Anac, come al solito, non capiscono un cazzo. Io ho seguito un po' la storia della variante all'appalto per le paratie sul lago di Como: una decisione dettata dall'unico intento di risolvere una volta per tutte una storia che si trascinava da anni. E' intervenuta la solita segnalazione dell'Anac, cui è seguita la solita indagine della magistratura, cui sono seguiti addirittura degli arresti di persone assolutamente corrette, cui è seguito il solito circo mediatico, cui sono seguite delle elezioni il cui risultato è stato alterato dall'iniziativa giudiziaria. Niente, una questione del tutto opinabile (si doveva o non si doveva fare una gara? l'importo della variante superava o no il 16 per cento (o il 19 per cento) dei lavori?) da risolvere con una telefonata o un incontro tra persone serie in mezza giornata ha bloccato tutto. Abolire l'Anac, subito. Possibilmente anche certi magistrati.

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