Spesa in deficit e riforma della Bce. Il fantastico mondo di Paolo Savona

Sandro Brusco

I più anziani tra noi ricordano il termine voodoo economics, che venne usato da Bush (padre) durante la campagna presidenziale statunitense del 1980 per indicare alcune proposte di politica fiscale, propugnate in particolare dal suo allora rivale Reagan. Più o meno l’idea magica era che è possibile fare deficit pubblico senza pagare dazio. L’ideologia voodoo affermava infatti, senza molta evidenza empirica, che un taglio delle aliquote fiscali, senza corrispondente riduzione della spesa, avrebbe causato una tale aumento del reddito da più che compensare la perdita di gettito. Il taglio di tasse permetteva quindi di avere la botte piena e la moglie ubriaca, la riduzione delle tasse e il bilancio in ordine.

 

Ovviamente erano fantasie, che la realtà si incaricò di smentire con i tempi dovuti. Ma le fantasie sono dure a morire e vengono oggi riproposte. In una intervista a La Verità il ministro degli Affari europei Paolo Savona afferma che, mettendo in atto un aumento degli investimenti pubblici per 50 miliardi, “la crescita del pil nominale che ne risulterebbe può consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di flat tax, salario di cittadinanza e revisione della legge Fornero senza aumentare né il disavanzo pubblico né il rapporto debito pubblico/pil su base annua”. Quei famosi 50 miliardi sono, sempre ad avviso del ministro, prontamente disponibili, essendo pari a “l'avanzo sull'estero di quest'anno”. Ossia, i 50 miliardi che sono pari alla differenza tra valore delle esportazioni e valore delle importazioni. Questi 50 miliardi sono l’unico numero che fornisce Savona. Non ci dice quanto costerebbero “flat tax salario di cittadinanza e revisione della legge Fornero”, per cui è difficile dire quanto poderoso debba essere il moltiplicatore per garantire che l’operazione non accresca il disavanzo pubblico.

 

La logica politica di queste proposte è semplice e anche banale. Quando l’elettorato è sufficientemente poco informato e sufficientemente desideroso di farsi raccontare che esistono pozioni magiche in grado di scatenare la crescita economica senza fare sacrifici è solo normale che appaiano demagoghi senza scrupoli che raccontano esattamente quello che gli elettori vogliono farsi raccontare. Se però guardiamo alla logica economica veramente non si sa da dove iniziare per commentare la sequenza di spropositi che appaiono nell’intervista.

 

Per cominciare, non si capisce da dove arrivi l’ossessione con il surplus delle partite correnti. Se fosse vero quel che dice Savona, ossia che una forte espansione della spesa pubblica per investimenti causerebbe un tale aumento del reddito nazionale da generare un formidabile avanzo del bilancio dello stato, allora questo dovrebbe essere indipendente dalle partite correnti. Un altro modo di porre la questione è il seguente: è veramente convinto Savona che se in questo momento ci fosse un deficit di partite correnti allora l’aumento della spesa pubblica per investimenti non sarebbe giustificato? Perché mai i prodigiosi effetti sul reddito di tali investimenti sul reddito verrebbero improvvisamente neutralizzati senza un avanzo di partite correnti?

 

In secondo luogo, visto che ci sentiamo continuamente ripetere che è pieno di investimenti pubblici “ad alto moltiplicatore” che aspettano solo di essere attivati, non potremmo per favore iniziare a vederne qualcuno magari non finanziato in deficit? Le istituzioni europee, comunemente presentate come un arcigno e taccagno guardiano dei conti pubblici, non obietterebbero di certo a un aumento della spesa per investimenti pubblici finanziata da riduzione della spesa corrente o da un aumento della tassazione. Se Savona avesse ragione e il regno di Bengodi fosse solo dietro l’angolo, sarebbe comunque una cosa temporanea. Una volta esplicati i meravigliosi effetti espansivi degli investimenti pubblici, come ci racconta Savona, ci sarebbero nell’arco di poco tempo i soldi per “flat tax, salario di cittadinanza e revisione della legge Fornero”. Possibile che i meravigliosi effetti espansivi siano completamente neutralizzati se il finanziamento è in pareggio?

 

L’analisi quindi è veramente deprimente. Ma, se mi si consente un’aggiunta stilistica, la forma è anche peggiore. Leggendo l’intervista di Savona troverete, tra le altre cose, questa magnifica perla: “Occorre rafforzare le istituzioni europee a cominciare dalla Bce, per garantire una "politeia", ovvero una gestione del bene comune, e non appena una governance, che considero un fatto prevalentemente tecnico”. Altro che Keynes! L’intellettuale di riferimento del ministro è il memorabile Conte Mascetti. L’autore peraltro ci ha fatto sapere il giorno dopo, con un intervento su Repubblica, di ignorare cose di base sulla gestione della Banca centrale europea come la differenza tra Omt (Outright Monetary Transactions) e Quantitative Easing. Se siete comuni lettori e non lo sapete neppure voi, non preoccupatevi. È una cosa “prevalentemente tecnica” e ve la potete tranquillamente cercare in rete. Se invece siete un ministro e blaterate della differenza tra “politeia” e “governance” della Banca centrale europea invece è bene che andiate a nascondervi.

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