Confindustria dice la verità sul decreto dignità e a Di Maio non piace

Redazione

"Confindustria oggi dice che con il decreto dignità ci saranno meno posti di lavoro. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita. Sappiamo come finirà anche in questo caso. Non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare". La parole sono del ministro Luigi Di Maio, che ha affidato a Facebook la sua replica a stretto giro dall'audizione di Marcella Panucci, direttore generale dell'associazione degli industriali ascoltata oggi dalle commissioni Finanza e Lavoro della Camera sul decreto dignità. Ai parlamentari Panucci ha spiegato che secondo le previsioni di Confindustria gli effetti del provvedimento sull'occupazione potrebbero essere più gravi di quanto indicato nella relazione tecnica preparata dalla ragioneria di Stato con i dati Inps, secondo cui sarebbero a rischio ottomila posti di lavoro all'anno. Per questo il direttore generale ha chiesto alle commissioni competenti di migliorare il testo prima di convertirlo in legge, perché "pur perseguendo obiettivi condivisibili crea incertezza per le imprese". 

         

  

A costituire un deterrente per il rinnovo dei contratti a termine è l'introduzione delle causali, potenziale leva per ricorsi e contenziosi. "Il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento, esponendole all'imprevedibilià di un'eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato – ha detto Panucci – generando potenziali effetti negativi sull'occupazione oltre quelli stimati nella relazione tecnica al decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)”. Al contrario, Panucci suggerisce la strada degli sgravi fiscali sui costi del lavoro a tempo interminato, arrivando a una decontribuzione totale per i giovani. “Non si può pensare che alzando il costo del tempo determinato le imprese si orientino sull'indeterminato. Non è così", ha detto. E ha aggiunto: "La via è agire sul costo del lavoro e sostenere in maniera importante l'economia. L'Italia deve puntare a un mercato del lavoro qualificato".

    

In generale Confindustria rileva, e spiega ai parlamentari, che il decreto così com'è scritto può generare un quadro di incertezza che finirebbe per disincentivare gli investimenti in Italia e limitare la crescita del paese. Il testo, ha chiesto Panucci, deve essere migliorato.

  

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Giudizio duro anche sul capitolo delocalizzazioni, su cui il decreto “rischia di creare pregiudizio nel paese”: "Alla delocalizzazione non può essere associata una connotazione necessariamente negativa e occorre distinguere i processi di internazionalizzazione dell'attività d'impresa dalle delocalizzazioni selvagge". La tutela delle risorse pubbliche concesse alle imprese andrebbe perseguita, secondo Panucci, valutando il “rendimento atteso” e quindi i benefici per il paese, “evitando atteggiamenti pregiudizievoli e punitivi verso le scelte imprenditoriali". In ogni caso, spiega il direttore generale di Confindustria, “non ci risulta che molti dei nostri associati delocalizzino con disinvoltura dopo aver preso contributi pubblici”.

    

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