La Borsa scommette forte sulla partita delle torri di trasmissione

Mariarosaria Marchesano

Milano. Il gioco delle torri ha dominato a Piazza Affari e sin dalle prime ore di oggi è stato chiaro che il titolo di Ei Towers, società proprietaria dell’infrastruttura di rete necessaria a trasmettere il segnale del gruppo Mediaset (ma opera anche per terzi), non sarebbe stato l’unico a beneficiare dell’offerta pubblica di acquisto lanciata dal Biscione in tandem con F2i, il più grande – e liquido – fondo italiano per le infrastrutture partecipato dalla Cassa depositi e prestiti e presieduto da Massimiliano Cesare. Se Ei Towers ha fatto un (giustificato) balzo del 15 per cento arrivando a 57 euro per azione (cioè 8 euro in più rispetto alla chiusura del 16 luglio, il prezzo si è praticamente allineato all’offerta), a sorpresa anche la concorrente Rai Way è stata al centro di forti scambi e a fine seduta il valore delle sue azioni è cresciuto del 20 per cento (quasi un quinto della capitalizzazione).

  

Come mai? Per tutto il giorno si sono rincorsi rumor di mercato – sostenute dal sentiment di analisti di diverse banche e case di brokeraggio – sul fatto che il disegno strategico messo in piedi dal nuovo sodalizio Mediaset-F2i vada molto oltre l’acquisto del controllo totale di Ei Towers, per ottenere il quale è necessario un esborso di quasi 1 miliardo di euro, e possa arrivare a coinvolgere Rai Way, che ha un business analogo, anche se opera in prevalenza per la Rai. La stessa Mediaset, in una nota, ha detto di immaginare per Ei Towers “un ruolo di operatore indipendente, uno status che consentirà di partecipare più agevolmente al processo di consolidamento del business delle torri broadcasting e di quelle telefoniche in atto a livello nazionale e internazionale”. E ha sottolineato di avere stretto la partnership con il fondo infrastrutturale “con l’obiettivo di rafforzare la strategia di focalizzazione sul core business della televisione gratuita”.

    

Queste affermazioni sono bastate a suscitare una certa euforia sul mercato, dove poco più di tre anni fa l’offerta pubblica di acquisto di Ei Towers nei confronti di Rai Way fu stoppata dall’intervento del governo Renzi che fece valere la clausola del controllo pubblico. Ebbene, quella clausola, introdotta quando Rai Way è stata quotata a fine 2014, (in sostanza dice che la Rai non può detenere una quota inferiore al 51 per cento del capitale della controllata delle torri) è tutt’ora valida e solo un decreto del presidente del Consiglio Conte potrebbe modificarla. Questo ostacolo però non sembra impedire alla Borsa di scommettere su un nuovo assetto del settore delle torri di trasmissione, che in futuro potrebbe vedere un unico grande operatore con un azionista pubblico forte, ma non necessariamente di maggioranza, e con Mediaset come socio di minoranza (all’interno della compagine costruita con il fondo F2i).

  

Il merger ipotizzato si basa sull’idea che sarebbe più efficiente dividere in due il business di Ei Towers facendo confluire in Rai Way le 2.300 torri per la trasmissione del segnale televisivo e destinando le altre 1.100 della telefonia mobile allo sviluppo di progetti con altri operatori di mercato (si è fatto anche il nome di Cellnex, società nella quale è di recente entrata la holding Edizione della famiglia Benetton). Un’obiezione che si potrebbe sollevare alle ragioni di efficienza è che entrambe le società sono molto ricche. Ei Towers ha registrato nel 2017 utili per 54,4 milioni di euro (+22,7 per cento rispetto al 2016) e Rai Way è arrivata a 56 milioni in crescita del 36 per cento rispetto all’anno precedente. Perché fonderle?

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