L’Atac non avrà bus nuovi, ma si tiene quelli in fiamme

Andrea Giuricin

Roma. Atac è sempre più vicina al precipizio. Il comune di Roma proprietario dell’azienda di trasporto pubblico di Roma non riesce a cambiare una situazione che ormai è degenerata anche nel concordato preventivo. I romani continuano a soffrire un servizio che non rispetta più il contratto di servizio pubblico firmato con il comune stesso e di fatto l’offerta di autobus e metro continua ormai a diminuire da anni. Per questo motivo era necessario riuscire a comprare nuovi mezzi e molto velocemente, ma la giunta Raggi sembra in forte difficoltà nel fare questo, dato che la gara per l’acquisto di 320 nuovi bus, a 98 milioni di euro, è andata deserta. Probabilmente l’offerta non era congrua. 

 

La flotta dei bus continua ad aumentare e l’incremento del 25 per cento di autobus in fiamme potrebbe essere correlato ad una flotta sempre più vetusta. Chiaramente i problemi di Atac non si risolverebbero solo con l’acquisto di qualche nuovo mezzo, bensì sarebbe necessario fare un’azione seria e completa di ristrutturazione, con un taglio dei costi importante. Un taglio dei costi che dovrebbe essere in primo luogo proprio sul personale, dato che l’offerta attuale di Atac potrebbe essere svolta con almeno 2.000-2.500 dipendenti in meno. A Milano con un’offerta superiore in termini di vetture chilometro rispetto ad Atac, Atm riesce ad avere oltre 2.000 dipendenti in meno. Ed è proprio il costo del personale il tallone d’Achille dell’azienda, dato che quasi il 50 per cento dei costi si concentrano su questa voce (oltre mezzo miliardo di euro l’anno).

 

Il problema dei ricavi esiste e non va sottovalutato, ma anche portando a zero l’evasione tariffaria, ci sarebbe un recupero di risorse pari a circa 60-70 milioni di euro l’anno. Bisogna tenere in considerazione che negli ultimi nove anni l’azienda ha bruciato circa 7,3 miliardi di euro e si comprende bene quanto sia illusorio poter pensare di risolvere i problemi enormi dell’azienda con l’azzeramento dell’evasione.

 

La scelta di installare su autobus sperimentale i tornelli è esattamente il tipico errore di un’azienda che non sembra avere chiaro i propri obiettivi. Per l’autobus sperimentale, oltre al conducente, ci sono tre controllori a bordo. Vale a dire quadruplicare la principale voce di costo: un vero e proprio suicidio per l’azienda. Sarebbe invece da cambiare il contratto dei conducenti Atac e renderli al tempo stesso anche controllori, mettendo la salita a bordo solo dalla porta anteriore, come succede in tutto il mondo da Barcellona a Bangkok, passando per Istanbul. Aumentare i costi del personale, con l’assunzione di nuovo personale, come previsto dal piano presentato per il concordato è dunque un errore ulteriore. I costi sono il vero problema dell’azienda, dato che sono in costante crescita e ormai ben superiori del 50 per cento rispetto ad Atm e tre volte i migliori casi europei. Siamo ormai a quasi 8 euro per vettura chilometro contro i 5 euro di Atm.

Atac sta dunque affondando sempre più rapidamente in una spirale dove il comune e l’azienda stessa non sembrano aver ancora capito dove sono i reali problemi aziendali.

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