Il lavoro secondo Di Maio: tutti a casa
Chiusure domenicali e blocco degli investimenti, l’economia del divano

Luigi Di Maio (foto LaPresse)
Quali sono gli obiettivi in materia di lavoro del Luigi Di Maio ministro del Welfare, in un paese ad alta disoccupazione e basso tasso di manodopera attiva? E gli obiettivi in materia di sviluppo del Luigi Di Maio ministro dello Sviluppo economico in un paese a bassa produttività e bassi consumi? La risposta è nel titolo del film del 1960 di Luigi Comencini: “Tutti a casa”. A casa i dipendenti dei negozi aperti la domenica, ma a casa, per “stare in famiglia”, anche i clienti. Questo per l’intenzione del Di Maio versione Welfare di cancellare la liberalizzazione delle aperture dei negozi decisa nel 2012 dal governo Monti e votata allora anche dai 5 stelle. E in base al decreto con il quale Di Maio sempre in formato Welfare intendeva trasformare in dipendenti i rider, decreto rimangiato dopo la minaccia di abbandono delle aziende che organizzano queste attività a ore. Si potrebbe aggiungere l’annuncio di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che dipende dal Di Maio vicepremier e capo politico dei 5 stelle, di ridiscutere la Tav, il terzo valico in Liguria, il nuovo scalo aeroportuale e quello ferroviario di Firenze: opere in larga misura già realizzate, finanziate con rischio di penale, che danno lavoro già a 3 mila persone, indotto e benefici futuri esclusi. Mentre 4-5 mila sono le assunzioni solo nella grande distribuzione per le aperture domenicali, e 12 milioni gli italiani che fanno acquisti nei giorni festivi. E 700 mila i lavoratori a rischio se le piattaforme digitali lasciano l’Italia.
Di Maio mette tutto sotto la “tutela della dignità”. In realtà strizza l’occhio ai sindacati (vedremo poi sull’Ilva) per i quali “lo shopping non è un diritto”. Ci mancherebbe, però è il motore dell’economia. Il vicepremier cita paesi dove la liberalizzazione non esiste. Si può obiettare che una liberalizzazione in più, una tantum, non fa male all’Italia, ma il problema è inverso, e cioè la crescita che all’estero è più alta. Il fatto è che per i 5 stelle ossessionati dalla concorrenza di Matteo Salvini, con Di Maio in crisi di visibilità e di altre rogne, ragionare in base a logica e priorità è impossibile. Tutti a casa, tanto poi c’è il reddito di cittadinanza. Forse.



