Il teatro dell'assurdo dell'Atac

Andrea Giuricin

Atac, l’azienda di trasporto pubblico a Roma è ormai allo sbando e il Campidoglio non sembra in grado di cambiare la direzione di questo fallimento che affligge i cittadini romani. Il concordato rischia di non andare a buon fine anche a causa del fatto che il piano si basa sul prolungamento del servizio dal 2019 al 2021 senza prevedere una gara trasparente, come contestato anche dall’Antitrust. Ma anche se venisse accettato, la situazione non cambierebbe poiché la ristrutturazione del debito non serve a nulla senza una ristrutturazione aziendale: ed è di questo che ha bisogno assolutamente Atac. 

  

Il primo problema è la gestione è del personale. L’azienda produce ormai meno vetture chilometro dell'Atm di Milano (percorre cioè meno chilometri totali all'anno) e, nonostante l'eccesso di circa 2.000 dipendenti, il concordato sembra prevedere l’assunzione di altre 600 persone (a fronte di 330 prepensionamenti). Inoltre, i costi per vettura chilometro sono del 50 per cento superiori a quelli di Atm e quasi tre volte quelli dei migliori casi europei. Di fronte a questo dato, la soluzione del Comune è quella di prendere nuovo personale, pur sapendo che l’azienda ha un tasso di assenteismo così elevato che quasi 1.500 persone al giorno non si presentano al lavoro. Il carrozzone degli assunti rappresenta quasi il 50 per cento dei costi totali, contro meno del 4 per cento del carburante, e per il solo personale il costo è pari a circa il doppio dei ricavi totali da biglietti e abbonamenti. La soluzione di incrementare le entrate è inserire dei tornelli sugli autobus, ognuno accompagnato da 4 persone per il controllo. Vale a dire incrementare ancor di più il costo del personale, che è il vero problema dell’azienda.

  

Piuttosto bisognerebbe introdurre metodi di pagamento innovativi – come si fa a Londra, dove non esistono i tornelli sui bus – quali la possibilità di utilizzare la carta di credito contactless come biglietto o il proprio smartphone. Queste soluzioni permetterebbero non solo di ridurre l’evasione, ma anche di avere una migliore gestione dei passeggeri. Bisogna tuttavia ricordare ai politici che promettono miracoli che, anche eliminando del tutto l’evasione, le perdite e i sussidi di Atac rimarrebbero nell’ordine di 2 milioni di euro al giorno per il contribuente italiano e romano. La ristrutturazione dell’azienda è dunque necessaria perché, anche se con il concordato venisse abbonato una parte del debito (anche a carico del comune e quindi dei contribuenti), con le perdite attuali la massa debitoria si riformerebbe in poco tempo.

  

È cambiata la situazione nell’ultimo anno? Sì, e in peggio. La produzione chilometrica (l’offerta) è in continuo calo e Atac non rispetta più il contratto di servizio firmato con Roma. Nel secondo semestre del 2017 quasi il 20 per cento dei servizi non è stato erogato, con delle punte del 24 per cento per quanto riguarda le metropolitane. Non c’è da stupirsi che non passano gli autobus e che le metro siano sempre sovraffollate. Eppure, nonostante le inadempienze, il comune premia l'azienda con un prolungamento del contratto di due anni. Siamo ormai al teatro dell’assurdo e sarebbe onesto guardare in faccia la realtà e cominciare a fare i tagli necessari. Una strada è la liberalizzazione del servizio tramite una gara per l’assegnazione, che ridurrebbe i 2 milioni di sprechi al giorno. I romani hanno questa soluzione a portata di mano, grazie al referendum consultivo che si terrà l’11 novembre.

  

La situazione può solo peggiorare, ma questo non sembra essere chiaro alla giunta comunale. E l’azienda invece di affrontare i problemi, aumenta i costi con l’introduzione di sperimentazione assurde come i tornelli o promette nuove assunzioni. Questi errori saranno pagati ancora di più nel futuro, perché ogni euro che continua ad essere sprecato adesso in spesa corrente (come il personale) è un euro tolto agli investimenti in nuovi mezzi di cui l’azienda e la città di Roma ha estrema necessità.

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