Il risparmio privato si smuove

Redazione

Il risparmio privato italiano con i suoi 4.400 miliardi resta un business molto appetibile per gli investitori esteri, e resiste anche alle sortite politiche anti-euro che sembrano fatte per minarne reputazione e consistenza. Lo testimonia la trattativa tra Intesa, prima banca italiana, e BlackRock, primo fondo globale di investimenti con 6 mila miliardi di dollari di asset in giro per il mondo, nonché già maggiore azionista dopo le fondazioni del gruppo guidato da Carlo Messina.

  

In ballo è l’ingresso entro l’anno degli americani in Eurizon, controllata da Intesa, con una quota del 10 per cento o anche più. Proprio Messina aveva annunciato questo passo per il piano industriale in corso, con l’obiettivo di avere un partner industriale forte a livello globale, nonché di diversificare l’attività di Eurizon tra fondi, polizze vita e assicurazioni, danni auto esclusa, cioè il benessere di persone e aziende. La prima parte del piano è stata realizzata con la cessione, mediata da Mediobanca, di 12 miliardi di sofferenze a valore di mercato (svalutate al 30 per cento) e accordo azionario con la svedese Intrum, maggior gruppo europeo di recupero e valorizzazione di crediti, per lo sviluppo di una piattaforma comune. Ma è da quello che si chiama “wealth management”, cioè la gestione di patrimoni medio-alti, che vengono ormai la metà dei 3,8 miliardi di utili di Intesa, ed Eurizon con 330 miliardi di asset contribuisce per 0,5 miliardi. Dunque, dopo la cessione a fine 2016 da parte di Unicredit di Pioneer (225 miliardi amministrati) ai francesi di Amundi, dettata dalle difficoltà di allora del secondo istituto italiano, sembra suonare la riscossa per un’industria ovviamente strategica per il paese, e molto profittevole. Con circa 400 miliardi di asset il primo player resta Generali, e da qui al prossimo anno è probabile che qualcosa si muoverà anche lì. La concorrenza significa certo salute, e se inizialmente la crisi ha indotto molte famiglie a risparmiare per prudenza pare ora tornare l’ora di una gestione meno pigra dei portafogli. Avviso ai sociologi del pauperismo spinto e ancora di più ai politici che il risparmio lo fanno fuggire: lasciate lavorare chi sa fare, cioè il mercato.

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