Dazi nostri

Redazione

E’ un periodo in cui è difficile ragionare. Ma prima o poi, quando tutta la polvere del ribellismo ottuso contro le élite, l’establishment, l’Europa e il Bilderberg si sarà posata, bisognerà fare una serena riflessione su questo “sovranismo” che sbandiera l’“interesse nazionale” come unica fissazione. Perché al momento paiono scatole vuote, formule prive di contenuti. Qualcuno, con calma, senza urlare, senza battere i pugni, magari se qualcun altro glielo chiede, dovrà un giorno spiegare in cosa consiste questo “interesse nazionale”. Ad esempio è nell’interesse nazionale che il paese si indebiti sempre più e aumenti il deficit esponendosi alle bizze, ai timori e alle esuberanze dei mercati finanziari? Non ci si rende conto che il “sovranismo in deficit” vuol dire per forza di cose deficit di sovranità? Per quanto riguarda l’immigrazione, qualcuno si chiede a cosa servono le prove muscolari contro la mancanza di solidarietà dell’Europa se poi in Europa ci si schiera con il blocco di Visegrad che nega qualsiasi meccanismo di riequilibrio e redistribuzione dei migranti?

 

Va bene che va di moda dire che non esistono più destra e sinistra, ma se si nega anche il principio di non contraddizione vuol dire che non siamo semplicemente in un mondo post-ideologico ma post-logico. E questa stramba post-ideologia, che approva gli uomini forti e tutto ciò che è muscolare anche se contrario ai propri interessi, è evidente in tema di commercio internazionale. “L’Italia è una potenza che esporta e quindi va protetto il Made in Italy – ha detto Matteo Salvini – e credo che le politiche di Trump siano soprattutto per arginare la prepotenza tedesca. L’Italia non deve subire né l’una né l’altra manovra”. Qualcuno poi dovrebbe chiedere a Salvini, sempre quando ci sarà modo di ragionare, perché in tema di commercio internazionale i dazi reciproci con la Russia di Putin sarebbero dannosi mentre quelli di Trump all’Europa invece sensati e non in contrasto con il nostro “interesse nazionale”. Solo in quest’epoca post-logica il vicepremier di un paese esportatore come l’Italia, lo stesso che si allea con il blocco di Visegrad sui migranti, può fare il tifo per i dazi contro sé stessa. E tutto per dare una lezione alla Germania. Come il marito che si infligge atti di autolesionismo per fare un dispetto alla moglie.

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