La rincorsa tech di Marchionne

Con il nuovo piano industriale Fca si converte all'elettrico per salvare gli stabilimenti italiani e recuperare il ritardo con gli altri produttori. L'auto a guida autonoma in vendita entro il 2023 

1 Giugno 2018 alle 17:42

La rincorsa tech di Marchionne

Foto LaPresse

Balocco. “E’ un passo avanti” si limita a dire Sergio Marchionne alla richiesta di un commento sul governo. “Noi siamo sempre stati filogovernativi: voi scegliete e noi ci adattiamo” aggiunge, aggiustandosi la cravatta che indossa sul maglione, il collo della camicia slacciato: così, nel giorno dell’Investor Day di fronte agli analisti il ceo festeggia il suo voto: metter la cravatta quando la Fiat si sarà liberata dal cappio dei debiti, l’incubo che lo ha ossessionato fin dall’arrivo nel 2004 (“quando abbiamo strappato l’azienda dal fallimento”). Un rito che l’ad compie con tanto di citazione di Oscar Wilde (”Un nodo alla cravatta ben fatto è il primo passo serio nella vita”) e una stoccata ai concorrenti: "All'inizio del 2015 – ricorda – ho espresso il mio punto di vista sull'efficienza del capitale nel settore e sulla capacità di cambiamento, alla luce di una serie storica di distribuzione di valore e ritorni sul capitale investito decisamente inaccettabili. Ironia della sorte, da quel momento a oggi il valore per gli azionisti di Fca è quasi raddoppiato, per gli azionisti dei concorrenti è stato in media negativo (6%)".

  

Insomma, "la tesi di allora è ancora più valida oggi" anche alla luce dell’accelerazione dell’elettrico, della guida autonoma e della riduzione dell’inquinamento, sfide che il gruppo non affronterà da solo ma, quando occorre, con partner leader”, come Waymo, la società di Google per la guida autonoma. L’elettrico, in cui Fca investirà 9 miliardi di qui al 2022 cercando di recuperare il ritardo con cui si approccia al settore, consentirà tra l’altro di salvare gli impianti italiani e il marchio Fiat che si arricchirà di un’altra “piccola”, la Giardiniera. Ma un futuro green aspetta anche Alfa, che finalmente presenta target più sostenibili (“ho sottovalutato la reazione dei tedeschi”, ammette il manager), Maserati che si prepara a dar battaglia a Tesla o Jeep, la punta di diamante, produrrà solo auto in qualche modo elettrizzate dal 2022 anche se la transizione comporterà una riduzione dei margini: “Un prezzo che siamo pronti a pagare”, assicura dal palco Mike Manley responsabile di Jeep, uno dei candidati alla successione dal prossimo aprile assieme a Richard Palmer, il direttore finanziario. Marchionne non s'é sbottonato, pur confermando che l’eletto sarà uno dei manager presenti. “Chiunque sia – chiude davanti agli analisti – sarà un figlio della nostra cultura, nata e cresciuta in anni difficili. Uno capace di interpretare a modo suo il copione che vi abbiamo presentato oggi”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi