Serve un avvocato dell’Europa

Redazione

I plurimi ricaschi economici della Brexit dimostrano che a votare con la pancia ci si rimette di portafoglio. Il Regno Unito non si è ancora staccato dall’Unione europea ma la sola prospettiva sta già procurando dolori agli inglesi. Il tracollo della sterlina successivo al referendum del 2016 ha stimolato l’inflazione e, a causa dell’incertezza sul futuro, le imprese hanno offerto accordi salariali degni dell’avaro Ebenezer Scrooge del racconto “Canto di Natale” di Dickens. I salari degli inglesi sono ora inferiori a quelli del mese precedente al voto sulla Brexit. I dati sull’inflazione pubblicati ieri mostrano tuttavia che la compressione, pur presente, diventerà gradualmente meno severa. L’inflazione al consumo per aprile dovrebbe attestarsi attorno al 2,5 per cento, come a marzo, dopo il picco del 3 per cento di novembre. Se l’inflazione continuerà a scendere arrivando al livello del 2 per cento desiderato dalla Bank of England e la crescita nominale dei salari resterà com’è superiore al 2 per cento, grazie alla bassa disoccupazione, il potere d’acquisto degli inglesi crescerà ancora. Per adesso, però, l’effetto della Brexit in corso è quello di assottigliare il reddito da lavoro dei cittadini. E’ un segnale verso il governo Conte, premier incaricato di professione avvocato, che ostenta una linea europeista contrariamente a quanto propagandato dai suoi dante causa Lega e Movimento 5 stelle. Durante il discorso successivo al conferimento dell’incarico Giuseppe Conte si è definito “avvocato difensore del popolo”. La speranza è che la parcella per gli italiani non sarà troppo alta, altrimenti di “conti” in giro ne resteranno ben pochi.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.