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Il ricatto iraniano di Trump

L’Europa deve scegliere o i pistacchi dell’ayatollah o il business in America

L’Europa difende (a parole) i contratti con Rohani ma dovrà trattare con Trump che brandisce l’arma dei dazi. Confindustria in ambasce

10 Maggio 2018 alle 05:52

L’Europa deve scegliere o i pistacchi dell’ayatollah o il business in America

Foto LaPresse

Roma. Francia, Germania e Regno Unito hanno ribadito la volontà di mantenere l’accordo nucleare iraniano e l’Unione europea ha confermato l’appoggio del blocco. Una sfida agli Stati Uniti che si sono ritirati dall’accordo. Trattati commerciali multilaterali, come il Trans Pacific Partnership, dimostrano che un ritiro unilaterale non significa che l’accordo è morto. Ma non è questo il caso. Washington vuole re-imporre le sanzioni sollevate nel 2015 in cambio dell’impegno della Repubblica islamica a depotenziare il proprio programma atomico. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica certifica che l’Iran ha mantenuto l’impegno a retrocedere dal programma nucleare. Ma Israele e Stati Uniti accusano Teheran di proseguire la costruzione di missili balistici e di destabilizzare la regione. All’indomani dell’accordo voluto dall’Amministrazione Obama gli stati europei gioirono per la possibilità di tornare a esportare in Iran, soprattutto macchinari e automobili. Ora l’Europa non vuole rinunciare a commesse e contratti commerciali per decine di miliardi di dollari e contrasta Donald Trump a colpi di retorica. “Nessuno lo smantelli. E’ uno dei più grandi obiettivi mai raggiunti dalla comunità internazionale”, ha detto l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini. Le aziende come Airbus, Volkswagen, Total, Eni o Shell dovranno però rinunciare o fermare le operazioni vista l’incertezza generata dalla mossa (attesa) della Casa Bianca. Oppure rischiare ritorsioni ai rispettivi paesi dagli Stati Uniti.

 

L’Europa si trova sotto scacco perché la riluttanza a rinunciare al deal con il presidente iraniano Hassan Rohani potrebbe innescare l’imposizione di dazi commerciali, all’acciaio e all’alluminio e possibilmente ad altri settori, che finora gli Stati Uniti avevano usato come minaccia diplomatica, solo temporaneamente accantonata. I paesi europei avranno tempo fino al 12 maggio per chiarire la loro posizione e da quella data, con il ripristino delle sanzioni all’Iran, avranno sei mesi per introdurre misure – in particolare la riduzione degli acquisti di petrolio iraniano – per non incorrere in sanzioni secondarie. L’Italia è in “una situazione difficile e delicata”, ha detto Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. “Essendo un paese ad alta vocazione di export e con gli accordi che abbiamo fatto in Iran… può farci del male”, ha aggiunto. Nell’aprile 2016 l’ex premier Matteo Renzi e Rohani, in visita a Roma, hanno firmato accordi preliminari per circa 20 miliardi di euro (saliti a 30 dopo due anni, secondo quanto dichiarato ieri da Licia Mattioli, vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria). Il governo aveva dato mandato a Invitalia, agenzia per l’attrazione di investimenti, di garantire i crediti alle esportazioni con 5 miliardi di euro messi a disposizione per coprire i futuri contratti. L’Italia esporta soprattutto macchinari in Iran. E l’Iran è il secondo fornitore di greggio per l’Italia. Per valutare la convenienza di sostenere la politica iraniana o quella americana è utile ricordare che l’interscambio con l’Iran vale 5 miliardi di euro mentre quello con gli Stati Uniti ne vale 50, secondo i calcoli del Sole 24 Ore.

 

L’Istat stima che l’imposizione di dazi commerciali potrebbe provocare un rallentamento delle esportazioni (meno 1,1 per cento) e delle importazioni (meno 0,3) con un impatto sul pil del 2018, previsto in crescita dell’1,5 per cento, dello 0,3 per cento (pari a 4,8 miliardi circa). Esistono scappatoie per l’Europa? In merito alla possibilità di evitare le sanzioni verso paesi terzi che fanno affari con l’Iran, i paesi europei potrebbero chiedere agli Stati Uniti di mantenere quei contratti attualmente autorizzati sotto la “general licence H” che per disposizione del Tesoro degli Stati Uniti permette alle società americane con base in Europa di non incorrere in un inasprimento delle sanzioni. “L’Europa potrebbe chiederlo minacciando, a sua volta, di imporre tariffe sulle esportazioni americane in Europa – dice Annalisa Perteghella, analista dell’Ispi esperta di Iran – Ma d’altra parte si andrebbe verso scenari di guerra commerciale”. Un’altra opportunità è riportare in auge il regolamento europeo, chiamato “blocking regulation”, che è stato usato negli anni Novanta per proteggere le società europee da sanzioni extraterritoriali americane indirizzate a Iran e Libia. “Ora è più difficile – dice Perteghella – basta che un’azienda abbia nel board un membro americano, che è passibile di sanzioni, e lo scudo potrebbe non funzionare: l’interconnessione tra imprese europee e americane è oggi molto più elevata di un tempo”. Non ci sono molte alternative se non che gli stati europei comincino a trattare con Trump per rivedere quello che per Washington è stato il “peggiore accordo possibile” con la Repubblica degli ayatollah.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    10 Maggio 2018 - 20:08

    Carissimo Rossi, Lei invece mi e' simpatico (uso il presente). Quando parlo di cultura intendo duemila anni di storia, di civilta' giuridica, di pensiero filosofico che loro non hanno e delle conseguenze che hanno anche sulla possibilita' di rapporti non solo politici ed economici, ma anche personali. Credo peraltro che occorra prendere atto, come da alcuni giorni hanno iniziato a fare molti commentatori, che l'Occidente unito non esiste piu' e che l'Europa ha la grande occasione di assumere il destino nelle proprie mani. Del resto dovremmo annullare i contratti in Iran ed essere ricompensati con dazi ed ostacoli ai nostri prodotti (il corrispondente del NYT oggi parlava di Europa umiliata) e magari essere pure contenti, una vera esibizione di masochismo. Non ci sono piu' le condizioni per un rapporto con gli Usa basato su interessi condivisi, che non esistono piu' e credo non per nostra responsabilita', prima ne prendiamo atto e maggiori vantaggi ne trarremo.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      11 Maggio 2018 - 08:08

      Mi intrometto, scusate: PRIMO - i duemila anni di storia cultura e filosofia "europee" sono la somma di secoli non-stop di guerre religiose, due guerre mondiali, e il più incivile, indescrivibile e inumano capitolo della storia dell'intera umanità: la SHOAH, nel bel mezzo dell'Europa (gli Americani capiscono BENISSIMO di che pasta sono fatti gli europei, perché è dall'Europa che emigrarono, non dalla Luna, e perché i loro soldati salvarono gli ultimi ebrei rimasti vivi. SECONDO - Le città europee sono piene di cellule terroriste al soldo dell'Iran che vanno sradicate con determinazione e fermezza, e che invece i Chamberlain europei si illudono di tenere a bada coprendo i piselli e le tette delle statue, condannando presunti islamofobi e comperando tonnellate di pistacchi. VERGOGNA!

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      • branzanti

        11 Maggio 2018 - 10:10

        Mi intrometto anch'io gentilissima per chiederLe se ritiene veramente che con questa amministrazione, che ci insulta e ci combatte sul piano economico, possano esistere interessi comuni e la continuità di alleanze. Se un filo americano (entusiasta per cinquant'anni) come me ha cambiato posizione qualcosa deve essere accaduto. La ringrazio

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        • tamaramerisi@gmail.com

          tamaramerisi

          11 Maggio 2018 - 14:02

          PRIMO: ci stiamo insuktando da soli. SECONDO: cosa le sia successo non posso saperlo, ma le auguro non sia irreversibile o guaribile, perché perdere autonomia di pensiero e lucidità di analisi è una disgrazia tremenda.

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        • adebenedetti

          11 Maggio 2018 - 18:06

          Gli odi senili sono pericolosi come gli amori senili. Sempre che sia vero cio` che dice il signore sopra. Personalmente piu` che un amante tradito mi ricorda un perdente rancoroso. Quindi non credo a cio` che dice.

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  • Giovanni Attinà

    10 Maggio 2018 - 13:01

    Io preferisco i pistacchi della Sicilia. Certo che se l'Europa antepone gli affari per i rapporti con il regime antidemocratico e islamista dell'Iran non ci siamo.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    10 Maggio 2018 - 08:08

    Avevo ragione: Trump è il più grande regalo che il popolo americano poteva fare ai popoli europei. L'Europa (di suo affatto immune da guerre commerciali endogene) ha oggi la grandissima occasione di riallineare se stessa all'Occidente del Mondo, e riallineare la Nato a difesa della civiltà. Se l'Europa domani mattina dichiara uscita dal patto nucleare Iraniano la prossima settimana gli Ayathollah crollano, l'Iran si apre, e il commercio può ripartire con buonapace di Confindustria. Un commercio reale e non camuffato per seppellirci tutti in una guerra nucleare a orologeria. I missili di Cuba del 1962 erano una barzelletta al confronto di quello che sta succedendo a pochi kilometri dalle nostre coste (europee) dal 2008. Nefasto inizio della peggiore presidenza statunitense.

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    • branzanti

      10 Maggio 2018 - 12:12

      Il popolo americano ai popoli europei (compreso il nostro) regala, da molto tempo solo odio e disprezzo, per incapacità di capire la nostra cultura. Che poi sia un regalo il ricatto prepotente nei confronti dei nostri prodotti fatico, mi perdoni, a capirlo. Mi pare siamo prossimi ad una nostra espulsione dal mercato Usa, per cui le nostre scelte commerciali dovranno assolutamente tenerne conto. Ci sono grandi mercati che ci aspettano a braccia aperte.

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      • Carlo A. Rossi

        10 Maggio 2018 - 14:02

        Carissimo Branzanti, all'inizio per Lei avevo simpatia. Noti l'uso dell'imperfetto. Quale cultura dovrebbero capire, gli americani? Lei, come tutti gli "intelligenti a prescindere", si riempie la bocca di grandi parole. "Cultura"? Quale? Vi abbiamo rinunciato da cinquant'anni almeno. La cultura della Mogherini? Quella che prova quasi schifo a stringere la mano a Netanyahu, perché visto come un uccisore di innocenti agnellini palestinesi, e di fronte ad una legittima rescissione di un contratto che l'Iran non ha mai nemmeno mostrato di voler rispettare, l'unica cosa che è capace di dire è che verranno vanificati guadagni miliardari per le imprese germaniche? E dunque? La Germania non si smentisce: è stata la prima a stringere accordi con l'Iran. Il passato non lo dimenticano mica neppure loro. È questa la cultura che gli americani schifano e disprezzano? Quella di chi inizia una guerra da una parte e finisce dall'altra? Ben venga questo disprezzo. E ancora una volta: si riprenda.

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        • adebenedetti

          10 Maggio 2018 - 17:05

          Perche` perde tempo. C`e` chi usa Trump come scudo per vomitare fango e veleno nei confronti dell`America.

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