Dario Scannapieco (foto LaPresse)

Perché Scannapieco (Bei) naviga il riflusso dello stato padrone

Alberto Brambilla

Chi è il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti che in molti indicano come possibile prossimo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti 

Roma. Racconta ai conoscenti che quando finirà la sua carriera di servitore delle istituzioni comincerà a girare in lungo e in largo il tratto di mare della costiera amalfitana da Salerno a Punta Campanella su una piccola barca. E’ comprensibile che Dario Scannapieco vorrà godersi una ben meritata pensione nei luoghi da dove viene la sua famiglia, la località marittima di Maiori, e l’abilità per la navigazione, in fondo, è giustificata dal suo cursus honorum data la capacità di attraversare le ère politiche.

 

Scannapieco, classe 1967, cresciuto a Roma, liceo scientifico ai Parioli, laurea in Economia e commercio alla Luiss, è ora un rispettato economista, tecnico, e alto funzionario europeo, che da dieci anni è vicepresidente della Banca europea per gli investimenti che insieme al Fondo europeo per gli investimenti compone la più grande istituzione finanziaria internazionale al mondo per totale di prestiti in essere (600 miliardi di euro, il Fmi ne ha meno della metà).

 

La Bei era un acronimo pressoché sconosciuto all’arrivo di Scannapieco, nell’agosto 2007, e da allora ha contribuito allo sviluppo economico continentale con investimenti in infrastrutture e ricerca e sviluppo, con una particolare attenzione all’Italia, area di cui è responsabile insieme ai Balcani occidentali, Malta, e nord Africa (secondo una strategia di sostegno allo sviluppo allargato rispetto ai confini europei, in chiave di contenimento dei flussi migratori). L’Italia l’anno scorso è stato il primo paese beneficiario con finanziamenti per 12,3 miliardi (più 10 per cento rispetto al 2016) pari allo 0,7 per cento del pil per 119 operazioni a imprese pubbliche e private.

 

In dieci anni la Bei ha accordato prestiti per 100 miliardi all’Italia con cui sono stati finanziati miglioramenti infrastrutturali come 6 miliardi (su 20) per la tratta alta velocità Milano-Napoli. Il capitano della Bei Scannapieco è ora considerato da più fonti come possibile prossimo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti (qualcuno lo vedrebbe bene anche al ministero dello Sviluppo economico dato che di ciò si è occupato). La nomina è prevista a maggio in sostituzione dell’uscente Fabio Gallia. Per un singolare riflusso nella strategia economica degli Stati, Scannapieco che iniziò la sua ascesa proprio nell’èra delle privatizzazioni a metà anni Novanta potrebbe arrivare ai vertici della Cdp quando l’indirizzo politico è opposto. Ora la volontà prevalente dei partiti è quella di spingere per un prepotente ritorno dello Stato in economia. Ne sia prova il recente ingresso nell’azionariato di Tim della Cdp per cui lo Stato entra nella compagnia telefonica per la prima volta dalla privatizzazione del 1997 per ri-nazionalizzare la rete.

 

Scannapieco non si occupò di Telecom per un soffio, ma è stato responsabile delle privatizzazioni del ministero dell’Economia. Uno dei cosiddetti “Ciampi boys” con la squadra di giovani economisti che s’è affermata al Tesoro quando il ministro era Carlo Azeglio Ciampi e il direttore generale era Mario Draghi. A ingaggiarlo come consulente fu Draghi, che cercava una professionalità giovane e internazionale, mentre lui stava concludendo un master in Business administration ad Harvard. Entrato con il governo di sinistra di Romano Prodi, Scannapieco viene nominato direttore generale Finanza e Privatizzazioni al Tesoro nel 2002 con un governo di centrodestra, ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e vi resta per altri cinque anni con Tommaso Padoa-Schioppa. “Ho ricordi di grande stima reciproca con tutti i ministri con cui ho lavorato”, ha detto in un’intervista a Repubblica, attento a non rivelare preferenze politiche (o accostamenti a teorie economiche che permettono di collocarlo con precisione). In un momento di vuoto governativo post-elettorale, il suo probabile ultimo sponsor è in realtà il suo primo: il presidente della Banca centrale europea, Draghi, il quale, in altro modo, data la differente funzione e potenza rispetto alla Bei, ha assolto la funzione di banchiere al servizio degli stati europei durante la crisi.

  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.