Così il mega deal spagnolo di Atlantia sfida la retorica del disfattismo

Andrea Giuricin

L’accordo preliminare raggiunto mercoledì per l’acquisto di Abertis da parte di Atlantia, controllata dai Benetton, e Acs, controllata da Florentino Perez, famoso come patron del Real Madrid, è una vittoria per il colosso delle concessioni italiano. L’Opa deve ancora essere realizzata, ma vi sono buone possibilità che possa andare in porto, dopo che in un primo momento il governo spagnolo di Mariano Rajoy aveva in qualche modo rallentato l’offerta italiana. L’accordo prevede che il gruppo italiano possa prendere il 50 per cento più una azione di una holding che controllerà la concessionaria spagnola Abertis insieme ad Acs e la sua controllata tedesca Hochtief, potendo però anche indicare l’ad della stessa che dovrebbe essere Giovanni Castellucci, colui che ha reso Atlantia davvero globale. Un accordo che permetterebbe ad Atlantia di espandere i propri interessi dal Cile, modello globale per le concessioni a privati, fino all’India dove Abertis attualmente gestisce alcune autostrade, passando per l’Europa, Brasile e nord America. Un’offerta da oltre 18 miliardi di euro che vede dunque protagonista un gruppo italiano che diventerebbe un leader e anche un esempio di come è possibile avere delle aziende di successo italiane. Poche settimane fa, sempre il gruppo Atlantia, aveva conquistato il 15 per cento di Eurotunnel, la società che gestisce il transito dei treni sotto la Manica. Un’altra operazione che rende il colosso italiano sempre più globale con un business che va dalla gestione del più grande aeroporto italiano, quello di Roma Fiumicino, fino alle autostrade in Cile. Nonostante l’impasse politica post elettorale il momento per l’Italia è positivo. L’agenzia di rating Fitch ha rivisto al rialzo le stime sul pil (sono attese indicazioni da Moody’s) e i mercati sono quieti pure in seguito all’ascesa di partiti di stampo anti europeista.

 

In questa prima parte del 2018 si è registrato un altro caso di successo di aziende italiane con Italo. La compagnia ferroviaria è stata “una première mondiale” nel mercato ad alta velocità in competizione e ha registrato uno sviluppo di tutto rispetto nell’ultimo triennio, passando da 6,5 a 12,8 milioni di passeggeri tra il 2015 e il 2017. Dopo il turnaround compiuto dall’ad Flavio Cattaneo, Italo è diventata una compagnia ferroviaria con un margine operativo lordo vicino al 35 per cento ed è anche per questo che ha ricevuto un’offerta di tale importanza. La compagnia ferroviaria privata è stata venduta per quasi 2,5 miliardi di euro (compreso un debito di circa 440 milioni di euro) al fondo infrastrutturale americano Global infrastructure partners. L’Italia è il primo paese al mondo che ha visto la liberalizzazione del settore alta velocità e la nascita di Italo ha portato chiari benefici per i consumatori grazie alla caduta media dei prezzi del 40 per cento sulle tratte in competizione. Oltretutto Italo, nel momento in cui gli altri mercati europei si apriranno grazie alla liberalizzazione europea dal 2020, potrà entrare in altri mercati e mostrare la propria efficienza e capacità di raggiungere le esigenze dei viaggiatori.Un ultimo caso che ha visto questa volta l’interessamento politico, è stato quello di Fincantieri e Stx in Francia. Dopo il blocco del governo Macron, l’azienda francese è stata comunque venduta al gruppo cantieristico italiano al 50 per cento più un uno per cento prestato per dodici anni. La fusione ha creato uno dei leader europei nel settore cantieristico e Fincantieri può cercare di ingrandirsi e contrastare l’avanzata degli operatori cinesi. I deal bilaterali, con la spartizione delle quote tra attori nazionali ma con un comando chiaro a una parte, sta emergendo come modus operandi utili a creare campioni europei senza conflitti tra stati membri.

 

Questi casi di successo italiano, ultimo quello di Atlantia, mostrano che è necessario in un mercato globalizzato avere compagnie sempre più grandi e che al tempo stesso l’Italia può avere un ruolo da protagonista, nonostante disfattismo e decrescitismo rampanti.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.