Il gas dei tre mari

Tra pochi giorni il fondo di privatizzazione statale della Grecia renderà noto chi si è aggiudicato l’acquisizione del 66 per cento di Desfa, l’operatore del gas che come altre aziende pubbliche greche è in attesa di essere rilevata per alleviare le sofferenze economiche nazionali in un round di privatizzazioni. Con Fluxys e Enagas, l’italiana Snam avrebbe messo sul piatto tra 400 e 500 milioni di euro per battere la cordata formata dalla romena Transgaz con Reganosa e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers). Uno dei punti di forza di Snam, che ieri ha presentato i conti del 2017 e l’aggiornamento del piano industriale con 500 milioni in più di investimenti, è la presenza sui mercati internazionali. L’azienda guarda a possibili investimenti infrastrutturali per l’accesso a nuove rotte e all’integrazione tra paesi. Snam con Fluxys ha da poco consolidato la sua posizione nell’Interconnector Uk, di cui sarà secondo azionista, il gasdotto bidirezionale che nel canale della Manica collega il Regno Unito con il continente europeo a dispetto della Brexit. Entro il 2020 sarà in funzione il Tap. L’ad Marco Alverà ha detto di non essere preoccupato dalla vittoria dei partiti populisti alle elezioni (ma “curioso e attento”), nonostante le proteste contro il gasdotto siano state cavalcate anche dal Movimento 5 stelle. Il tubo che permetterà il collegamento in entrambe le direzioni con Austria e Svizzera, aggiungendo un nuovo punto di ingresso di metano in Europa, l’Azerbaigian, è infatti completo al 70 per cento, ha detto Alverà. Collegando l’Europa al Caspio, al Regno Unito e, con un successo dell’affare ellenico, raggiungendo un altro sbocco sul Mediterraneo, Snam può diventare un operatore paneuropeo. E per l’Italia sarebbe una buona notizia.

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