La muraglia anti cinese di Trump

Redazione

Dopo il blocco dell’operazione di Donald Trump, la società domiciliata a Singapore Broadcom, legata alla Cina, ha rinunciato all’offerta per rilevare l’americana Qualcomm per 142 miliardi di dollari. Sarebbe stata la più grande acquisizione di sempre nel settore tecnologico. Il prevedibile finale di partita è un segnale della volontà americana di difendere asset strategici da possibili trasferimenti tecnologici verso Pechino; una prassi non rara in occidente nell’ultimo ventennio. La supremazia americana nei semiconduttori e nelle telecomunicazioni è forse più vitale per la sicurezza nazionale del settore siderurgico. Qualcomm è all’avanguardia in entrambi i settori e il rischio di un takeover cinese è stato fermato dal Comitato sugli investimenti esteri (Cfius) in modo inusuale ancora prima dell’offerta formale. Qualcomm avrebbere perso indipendenza col rischio che la proprietà cinese ne fermasse la crescita o impedisse la nascita di un concorrente altrettanto forte negli Stati Uniti. L’intenzione di Trump è colpire società collegate al governo cinese, come Huawei. L’America sospetta ambisca a un ruolo, anche dominante, nella tecnologia 5G. Huawei si dice stupita dell’aggressività verso Broadcom e dice che investirà ancora in America. La mossa fa in realtà parte di un disegno difensivo. Secondo indiscrezioni di Axios, la Casa Bianca avrebbe anche preso in considerazione l’idea di nazionalizzare la rete 5G, necessaria tra l’altro per creare l’ecosistema per le auto senza pilota, a probabile vantaggio di Google.

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