Tutto quello che è stato necessario

Redazione

La decisione della Banca centrale europea di eliminare dal comunicato finale del Consiglio direttivo la postura accomodante è il primo passo verso la normalizzazione della politica monetaria. E’ stata rimossa l’opzione, introdotta nel 2016, di procedere ad aumenti dell’ammontare del programma di acquisti di titoli in termini di entità e/o durata “in caso le prospettive non dovessero essere favorevoli”. “La frase in questione era stata introdotta nel 2016, quando tagliammo la mole del Qe da 80 miliardi di euro al mese a 60 miliardi di euro al mese ed era ovviamente una situazione molto diversa da quella attuale”, ha detto ieri Draghi. L’economia europea è cresciuta del 2,5 per cento nel 2017, l’espansione più rapida da un decennio. Per Draghi “si tratta di una decisione prevalentemente di contesto”. A noi pare eclatante per varie ragioni: il Consiglio è unanime nella scelta e ora, compatto, può concentrarsi sulla difesa del cambio insidiato dal protezionismo dell’America di Trump (“se le tariffe le mettono i propri alleati uno si chiede chi siano i nemici”, ha detto Draghi); la missione di Draghi del “fare tutto il necessario” per salvare l’euro è compiuta in quanto è confermato che le misure straordinarie saranno ritirate; con lo stesso gap temporale e quantitativo con cui la Bce seguì le politiche espansive della Fed ne segue quelle restrittive; iniziare l’inversione nell’èra Draghi depotenzia la foga di sostituirlo, nel 2019, con un “falco” come Jens Weidmann. Il presidente della Bundesbank è sgradito a diversi governi, come Francia e Italia, perché ritenuto troppo “aggressivo”, riferiva ieri il Financial Times. E per la Germania stessa sarebbe rischioso mettersi alla testa della Bce e attirare critiche. Ora una postura oltremodo aggressiva non è più una priorità.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.