La politica val più di una commessa?

Redazione

Anche l’americana ExxonMobil ha mandato una imbarcazione petrolifera nella zona marittima al largo di Cipro da cui i turchi hanno fatto sloggiare la piattaforma Saipem, noleggiata da Eni per raggiungere un giacimento, dopo un fermo forzato durato due settimane sotto minaccia della Turchia. Il fatto che la nave italiana non era scortata da militari è stato motivo di polemica. Quella della maggiore compagnia petrolifera americana, in passato guidata dall’attuale segretario di stato Rex Tillerson, invece viene protetta da quattro navi da guerra, 2.500 marine e 44 elicotteri. Gli Stati Uniti possono permettersi di andare a scoprire l’eventuale bluff turco, ovvero se le minacce di un alleato Nato sono solo chiacchiere. “Le attività provocatorie saranno affrontate con la risposta adeguata”, ha risposto ieri Ankara. C’è una ovvia differenza tra la maggiore potenza bellica mondiale e una media potenza con una limitata proiezione internazionale come l’Italia. La linea nel caso della nave Saipem è stata attendista, nel tentativo di trovare un compromesso, probabilmente per evitare di autoinfliggersi un danno visti gli interessi italiani in Turchia. Basti dire che l’interscambio tra i due paesi è di 14,2 miliardi di dollari, circa due terzi del nostro budget per la Difesa. L’integrazione tra esigenze economiche e scelte politiche attuata – e non da oggi – da Washington può essere una lezione per Roma. Va aggiunto che l’Europa è stata codarda di fronte a un dittatore come Erdogan che in acque europee, quali quelle della zona economica speciale di Cipro, ha preso in ostaggio una nave di uno stato membro. Ma, in fondo, è una prassi. La prudenza italiana potrebbe invece essere superata, in certi casi, in cui i princìpi valgono più delle commesse.

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