Telecom Wars

Redazione

Il risultato elettorale di Forza Italia, ben sotto le attese, può indebolire la posizione di Silvio Berlusconi nella querelle tra Mediaset e Vivendi. Il titolo del Biscione è stato tra i peggiori nel day after: vendite pesanti rispetto alla media del listino (-5,5 per cento, contro - 0,5) tanto che ieri ha recuperato (+3,4). Il mercato cercava la preda ferita. Se il motivo del ribasso sta nella presunta inferiorità del Cav. rispetto a Vincent Bolloré, gli investitori dovrebbero tenere a mente che Berlusconi, in politica e negli affari, è “dispuesto a morir matando”, come tempo fa diceva di lui un giornale spagnolo. Il versante della battaglia per creare un operatore integrato delle telecomunicazioni e dei contenuti multimediali è infatti duplice e passa anche da Telecom (Tim) dove il dominio di Vivendi può essere insidiato.

  

Ieri il fondo attivista Elliott Management ha chiarito di aver comprato il 6 per cento di Tim e di essere disposto a salire, senza ambizioni di controllo, per pungolare i francesi che hanno il 23,9 per cento. Elliott del finanziere americano Paul Singer è il fondo hedge che ha prestato a Li Yonghong i 300 milioni utili a prendere il Milan. Se non c’è dietro il Cav., certo in Mediaset si gongola. L’obiettivo di Elliott è di accumulare titoli al punto da permettere la nomina di consiglieri e quindi forzare una differente strategia del gruppo mettendosi dalla parte dei fondi esteri e dei “piccoli” soci.

   

Secondo il Sole 24 Ore, il conflitto all’interno del board Telecom tra amministratori di maggioranza (di Vivendi) e di minoranza (dei fondi) è esploso sul braccio di ferro per la joint venture, rinviata, Tim-Canal Plus. Dal punto di vista dei fondi i punti deboli di Tim sono un management cangiante (in media un ceo resta 4-5 anni, nello stesso periodo ne ha cambiati tre), il potenziale aziendale non si riflette sul titolo (nell’ultimo anno ha fatto peggio del Ftse Mib), e l’escalation di frizioni con il governo, che vuole lo scorporo della rete, e con i regolatori, per il doppio ruolo di Vivendi in Mediaset e in Tim.

 

C’è modo per Elliott di criticare la gestione. Ieri, alla vigilia della presentazione dei conti 2017 e del piano industriale, Tim ha guadagnato il 5,9 per cento in Borsa e il presidente di Tim (e Vivendi) Arnaud de Puyfontaine ha fatto buon viso a cattivo gioco (“ogni investitore è benvenuto”). Il risultato elettorale non premia il Cav. ma nemmeno Vivendi: un centrodestra a trazione leghista e il M5s statalista sono ostili allo straniero. La tregua passa dalle fattezze dello scorporo della rete, piatto forte del piano di Tim, e relativo ruolo dello stato.

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