Il principe bin Salman in pellegrinaggio nella City e a Wall Street per raddrizzare l'Ipo di Aramco

Gabriele Moccia

Roma. Il pellegrinaggio diplomatico del principe riformista saudita Moḥhammed Bin Salman (Mbs, come si sigla) prima a Londra e poi a Washington segna l’apertura di una nuova fase del complicato piano di quotazione della più grande compagnia petrolifera al mondo, Saudi Aramco. Dopo una fase di stallo culminata con la decisione di sospendere lo sbarco sulle Borse internazionali, il 2018 ha visto il crescere degli appetiti finanziari degli investitori sull’avvio dell’Ipo del gigante petrolifero saudita.

 

Salman è sbarcato a Londra accolto con entusiasmo dal ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, e dalla premier, Theresa May, che si giocano una delle partite commerciali più importanti dopo la Brexit: quella di legare l’ambizioso piano di riforme economiche (Vision 2030) voluto dal giovane principe riformista ai destini di una piazza finanziaria in anossia che ha visto negli ultimi messi un deflusso consistente di capitali e investimenti rientrati verso il mercato finanziario Ue. Finora la compagnia petrolifera non ha comunicato ufficialmente su quali piazze finanziarie avverrà la quotazione, limitandosi a confermare lo sbarco sulla Borsa saudita (Tadawul).

 

Al vaglio di Aramco ci sono New York, Londra e Hong Kong per la parte internazionale dell’offerta. Non a caso, dopo Londra, la prossima trappa del viaggio di Salman sarà negli Stati Uniti, per incontrare il presidente Trump e i rappresentanti del Nasdaq. Un veterano della City come Martin Gilbert, capo di Standard Life Aberdeen, ha elencato i vantaggi che Londra potrebbe offrire a Riad: un ambiente finanziario meno aggressivo di quello americano e un sistema regolatorio più amichevole. Nelle scorse settimane, l’organismo di controllo finanziario britannico, la Financial conduct authority (Fca), che si era impegnata a costituire una segmento di listino separato solo per le società a controllo statale, proprio in vista della quotazione di Aramco, secondo quanto riferito dai media inglesi, sarebbe riuscita a superare le riserve dalla Investment Association – il principale organo che riunisce le società d’investimento presenti nella City – sul quadro regolatorio da applicare per l’Ipo di Aramco. Come ha scritto l’analista Ellen Wald, autrice del libro Saudi Inc., “la flessibilità che il London Stock Exchange (Lse) ha manifestato nel progetto di quotazione è certamente un fattore estremamente positivo per le scelte di Aramco. La scelta del Lse avrebbe senso per i sauditi in quanto piazza finanziaria geopoliticamente stabile e grande, con accesso ad un perimetro globale di investitori”.

 

Rivoluzione, ora i sauditi vanno a fare shopping di shale gas dagli americani

Secondo il Wall Street Journal Riad avrebbe iniziato colloqui preliminari con diverse realtà del settore energetico degli Stati Uniti. Portassero ad accordi, aprirebbero un’epoca inedita per gli equilibri energetici  

   

Nonostante le pressioni inglesi, il principe Salman sembra non avere ancora preso una decisione definitiva. La casa reale guarda con attenzione anche alle mosse della Casa Bianca, secondo quanto riferito al Foglio da fonti diplomatiche, Riad sarebbe preoccupata dalle misure messe in campo di recente da Washington per il contrasto alle fonti di finanziamento del terrorismo come il Jasta o il Sarbanes-Oxley Act a tutela degli investitori americani che Trump è intenzionato a rafforzare nel quadro delle misure protezionistiche. Dall’altro lato, proprio di recente al forum di Davos, il presidente della Aramco, Amin Nasser, aveva speso parole di apprezzamento per le politiche energetiche adottate dal presidente americano: “L’Amministrazione Trump è stata positiva nei confronti del settore energetico e Aramco guarda con favore alla crescita economica statunitense. L’intera industria petrolifera sta beneficiando dell’attuale Amministrazione”.

 

La ricerca di nuove opportunità di sviluppo, soprattutto se con ampi margini di profitto, sono funzionali al lancio dell’offerta per quotare in Borsa il 5 per cento dell’azienda, trasformata in una società per azioni all’inizio di gennaio. Per questo a Riad guarda con attenzione sia il mercato asiatico, con la quotazione ad Hong Kong – che sarebbe utile a rafforzare la posizione del Regno saudita quale primo fornitore regionale – sia la vendita preferenziale di quote ad alcuni fondi sovrani come quelli cinesi e russi.

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