La silenziosa guerra dell'e-commerce

Redazione

L’ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha un approccio dialogante e battagliero verso Amazon, un amico-nemico nel business delle spedizioni. Di recente ha criticato la “posizione dominante” del colosso americano dell’e-commerce paragonando le sue mire a quelle dello scorpione della favola di Esopo con Poste nel ruolo della rana che viene trafitta dall’aracnide prima di traghettarlo sull’altra sponda del fiume. “Sentirsi come la rana non è una bella sensazione”, ha detto con sincerità. Poste non ha ovviamente una struttura che consenta improvvisi cambi di strategia senza conseguenze per il timoniere. Tuttavia Del Fante, manager stimato trasversalmente e nominato nel 2017 dopo una carriera in Cdp e Terna, pare voler ribaltare l’esito della storia.

Nell’ambizioso piano industriale 2022 di Poste presentato ieri, premiato in Borsa con un più 5,8 per cento, c’è una trama da seguire. Per Poste, Amazon è per ora una “opportunità” perché è il più grande cliente dell’e-commerce anche grazie alle consegne serali e nei fine settimana. Poste può lavorare dunque sulle tecnologie logistiche (dei 2,8 miliardi di euro di investimenti il 61 per cento va alle tecnologie informatiche e il 16 all’automazione), conta su una rete distributiva capillare e una clientela digitalizzata (gli utenti dei tool digitali del gruppo sono 1,3 milioni al giorno a fronte di 1,5 milioni di persone che vanno negli uffici postali) e la crisi delle banche tradizionali l’ha avvantaggiata nei servizi di pagamento (Postepay e BancoPosta sono le app finanziarie più scaricate e il 25 per cento di tutte le transazioni di e-commerce passa da quelle carte). Amazon sta sperimentando solo ora, negli Stati Uniti, il suo servizio di spedizioni autonomo. Se mai arriverà in Italia non sarà a breve. E la “rana” Poste ha dunque tutto il tempo per meditare e per provare ad arrivare laddove Amazon ancora non riesce.

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