La World Bank vuole sostituire il pil con un (vago) benessere

Da Robert Kennedy all'èlite di Davos lo criticano. E la Banca mondiale incalza. Ma il prodotto interno lordo è insostituibile

La World Bank vuole sostituire il pil con un (vago) benessere

Roma. “Is growth obsolete?” era il titolo di un articolo scritto da William Nordhouse e dal premio Nobel James Tobin, all’inizio degli anni Settanta. Forse sì, il pil oggi non è un indice in grado di misurare con completezza la ricchezza di una nazione. D’altronde lo sosteneva anche Simon Kuznets, altro premio Nobel nel 1971 che per tutta la vita analizzò le strutture sociali ed economiche dei processi di sviluppo. Fatto sta che il prodotto interno lordo, parafrasando quanto Winston Churchill ha detto sulla democrazia, è la misura peggiore della ricchezza, eccezion fatta per tutte quelle che hanno tentato di sperimentare finora. L’ultima a esserci cascata è stata la World Bank.

 

La Banca mondiale ha pubblicato un rapporto che propone di misurare la ricchezza attraverso il benessere, per avere un ritratto più completo dell’andamento economico di una nazione. “The changing wealth of nations” ha analizzato 141 nazioni, dal 1995 al 2014. Secondo il rapporto, il benessere sarebbe un miglior giudice del successo economico di una nazione perché misurerebbe il flusso del reddito che le attività di un paese generano nel tempo. “Il livello di sviluppo economico – sostiene il rapporto della World Bank – è fortemente correlato alla composizione del suo benessere nazionale”. E nel concetto di benessere rientrerebbero tutti gli asset, quali: il capitale naturale, la produzione, le attività nette sull’estero – componenti rappresentate anche dal pil – e infine il capitale umano. Si legge che valutare l’economia di un paese dal pil anziché dal benessere è come se, all’interno di una società, si prendessero in considerazione solo i conti anziché guardare al bilancio. La stessa cosa si può verificare, secondo il report, anche in una nazione. “Il pil non riflette il deprezzamento e l’esaurimento degli asset, sia che gli investimenti e l’accumulo di benessere tengano il passo con la crescita, sia che il mix degli asset sia coerente con gli obiettivi di sviluppo di un paese”, dice la World Bank. Fatto sta che osservando i grafici proposti dall’istituzione di Washington, emerge che i paesi che hanno il pil più alto hanno anche il benessere più alto. Prima classificata la Norvegia, con un pil pro capite di oltre 70.000 dollari e un benessere pro capite di 1.670.000 dollari.

 

Resta una questione da risolvere, e la stessa banca mette le mani avanti ammettendo che alcuni dei parametri che rientrano nel calcolo del wealth, sono, di fatto, difficili da calcolare. Primo fra tutti il capitale umano. E’ vero che il prodotto interno lordo andrebbe usato insieme a indicatori più precisi, quando si intende prevedere e considerare il ciclo economico in modo più esatto, ma al momento resta la migliore misura sintetica a disposizione. Permane un valore novecentesco, in base al quale la ricchezza di una nazione viene misurata sul rendimento della sua industrializzazione, ma è tuttora il più completo. Il rapporto della World bank si inserisce in un dibattito che dura da più di cinquant’anni. Dal famoso discorso di Robert Kennedy fino ai teorici della “decrescita felice”, in molti hanno tentato – senza riuscirci – di dimostrare l’inefficacia del prodotto interno lordo. In alternativa al pil sono state proposte solo misure e parametri non calcolabili su una base matematica o scientifica. Come si può, per esempio, aggiungere al pil il valore del lavoro svolto a livello familiare o il volontariato o il tempo libero? E poi, si possono sollevare ancora altre obiezioni sugli aspetti qualitativi: il tempo libero è un valore economico sensato? Se ne è parlato anche all’ultimo World economic forum di Davos, dove come possibile alternativa al pil, è stato presentato l’inclusive development index, che tiene conto dell’aspettativa di vita, del debito pubblico, degli squilibri di ricchezza e, ovviamente, del capitale umano. Proposte, parole, ma intanto, l’unico che continua a essere in grado di raccontare come sta l’economia nei nostri paesi è sempre lui: il prodotto interno lordo.

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