La retorica della diseguaglianza unisce Davos, sinistra radicale e populisti

Maurizio Stefanini

Roma.  Arriva Davos, e si riaccenda la polemica pikettyana sulla diseguaglianza. Ma c’è Piketty, e c’è Anti-Piketty. E’ infatti un’antica tradizione culturale francese quella di rispondere a un libro o autore famoso con un libro che gli si propone “contro” fin dal titolo. Restif de la Bretonne rispose al Marchese de Sade con la Anti-Justine; il Cardinale Polignac scrisse un Anti-Lucrezio; Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno compilato un Anti-Edipo; e Voltaire collaborò notoriamente all’Anti-Machiavelli di Federico il Grande di Prussia. In questo stile, all’autore del “Capitale nel XXI secolo” divenuto una nuova Bibbia per una sinistra in crisi è stato dedicato un “Anti-Piketty” uscito prima in francese per Libre Echange e Iref (Istitut de Recherches économiques et Fiscal) (“Anti-Piketty : vive le capital au XXIe siècle!”), ma che nel 2017 ha avuto anche una nuova edizione inglese per il prestigioso Cato Institute (“Anti-Piketty: Capital for the 21st-Century”). Un’opera collettanea ma di cui è stato curatore Emmanuel Martin: un economista già direttore del think tank Institute for Economic Studies Europe di Parigi, e fondatore con Cato Institute e Atlas Network del progetto LibreAfrique.org. Valeva la pena di inserire anche Piketty in una tradizione così illustre? “Probabilmente, non riguardo alla qualità del pensiero di Piketty!”, risponde Martin al Foglio. “Ma i media e il successo editoriale del suo libro hanno convinto me, Jean-Philippe Delsol e Nicolas Lecaussin a scegliere questo titolo scioccante e molto esplicito”.

  

E andiamo allora al paradosso di questo successo. Perché il libro di Piketty ha avuto così tanto successo? E perché questo successo editoriale di una proposta che voleva ridare spazio all'ideologia della sinistra classica è stato invece accompagnato da un disastro politico generale della sinistra? In Francia e in Europa, e non solo. Anche se adesso, mentore Varoufakis, viene annunciato un nuovo partito transnazionale europeo appunto ispirato a un’agenda egualitaria e a cui aderisce lo storico Partito Comunistafrancese… “Piketty ha avuto un successo mediatico perché ha toccato un nervo scoperto dopo la crisi: le disuguaglianze, dopo il fallimento di Hollande. Ma attenzione: questa evoluzione non rappresenta una sconfitta delle idee socialiste. C’è stata una mutazione. La crisi economica e la crisi migratoria hanno creato frustrazioni che hanno spostato la sinistra all’estremo, ma che è troppo estrema per molti (Mélenchon, ecc.). e all’estrema destra: Marine Le Pen ha in effetti un discorso socialista molto anti-liberista, anti- ‘grande capitale’, anti-mondializzazione, di aumento del salario minimo ecc. Probabilmente è la stessa cosa in altri paesi”.

 

Ma qual è, in sintesi, la risposta di Anti-Piketty a Piketty? “Si sviluppa su tre assi. Primo: la visione di Piketty è eccessivamente pessimistica per quanto riguarda la storia economica e sociale. In realtà le cose stanno migliorando. Quando si parla di disuguaglianze bisognerebbe considerare anche l’accesso al consumo, e non semplicemente le cifre che risultano dalle dichiarazioni dei redditi! E anche la longevità, l’accesso all’istruzione, e altri indicatori del genere. Bisognerebbe vedere come i poveri del mondo se la stanno cavando sempre meglio – anche se ci sono ancora molti progressi da fare. E questa visione è forse motivata da un anti-liberalismo viscerale comune a numerosi intellettuali. E poi c’è il lavoro empirico. Da una parte i dati di Piketty sono molto fragili o utilizzati con pochissima precauzione. Per esempio, utilizzare le dichiarazioni dei redditi senza tener in conto l’evoluzione della fiscalità personale negli Stati Uniti, come denuncia Martin Feldstein. O escludere tutto un mucchio di entrate dalla redistribuzione – consentita dal capitalismo… – come critica Richard Burkhauser. Ma c’è di peggio perché, d’altra parte, alcuni autori, tra cui Magness e Murphy, hanno dimostrato come Piketty abbia utilizzato una buona dose di statistiche fai-da-te pure e semplici. In terzo luogo, le ipotesi della teoria di Piketty sono molto discutibili, come ci ricordano Hans-Werner Sinn o Henri Lepage. Quindi, come dimostrato da Acemoglu e Robinson, il suo ‘cuore teorico’, emblematico nella famosa formula ‘r>g’ non è confermato dall’analisi statistica”.

 

Piketty ha parlato di “Capitale nel XXI secolo”. L’Anti-Piketty di “Capitale per il 21° secolo”. C’è un mistero del capitale, come dice Hernando de Soto? “De Soto stava cercando di mostrare come l’extra-legalità nei paesi del Terzo Mondo significava che la proprietà, e la proprietà sul capitale, non giocava pienamente il suo ruolo in quanto non era autenticata e quindi non poteva servire, per esempio, come garanzia per prendere un prestito per avviare un’impresa. E’ l’autenticazione della proprietà da parte di un sistema catastale ufficiale che consente al capitale di vivere realmente la sua vita economica. La sua vita economica dipende dalla sua vita giuridica. De Soto ha cercato dunque di vivificare il capitale perché è il motore dello sviluppo. L’impostazione di Piketty cerca anch’essa di ‘cartografare’ il capitale, ma per fini molto diversi: per lui si tratta di tassarlo pesantemente. Piketty, a differenza di de Soto, cerca piuttosto di limitare fortemente il capitale. Per Piketty il capitale è fonte di dominio e di ineguaglianza. Per de Soto, è la mancanza di capitale fonte di dominio e di ineguaglianza. C’è un mucchio di disuguaglianze che sono create dall'interventismo caro a Piketty, e che sono problematiche: favoritismo, clientelismo, collusione tra politica ed economia, e così via”.

 

Come si mette Macron tra Piketty e AntiPiketty? “Si è mostrato critico verso le politiche ispirate da Piketty: in particolare la tassa del 75 per cento, di cui diceva che avrebbe trasformato la Francia in una ‘Cuba senza sole’. Bisogna però constatare che, ‘allo stesso tempo’, ha avuto problemi da fare riforme sul punto cruciale: spesa pubblica e fiscalità. Le tasse stanno esplodendo quest’anno”, conclude Martin.

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