Fornero risponde a Barbagallo: "Le sue parole istigano alla violenza"

Redazione

“Le parole di Barbagallo sono irresponsabili, il linciaggio mediatico oggi è inaccettabile anche perché istiga al rancore e alla violenza”. Così la professoressa Elsa Fornero, dopo l'articolo del Foglio, ha commentato alcune dichiarazioni del segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. “Mentre la manifestazione della Cgil è stata una manifestazione civile anche negli slogan – ha detto l'ex ministro del Lavoro ospite a “Di martedì” di Giovanni Floris – debbo dire che non è stato così per altre manifestazioni pubbliche di altri sindacalisti. Alludo in particolare a certe affermazioni, che francamente ho trovato irresponsabili, di Barbagallo. Che certo, sono al di là delle sue intenzioni, ma le parole pesano. Certe parole di Barbagallo – ha concluso Fornero – sicuramente non fanno onore al lui e al suo sindacato”.

 

Le accuse sconsiderate di Barbagallo (Uil) e la dignità della Fornero

Le parole del segretario generale portano con sé un grande carico di aggressività e drammaticità. Soprattutto perché escono dalla bocca di chi rappresenta una storia che ha versato tributi di sangue per aver toccato i fili ad alta tensione del lavoro

 

Barbagallo, durante un'assemblea pubblica della Uil di pochi giorni fa, aveva dichiarato: “Chiediamo una nuova governance dell’Inps e siccome Monti, Fornero e Boeri rispondono agli interessi delle multinazionali internazionali, è meglio che se ne vadano all’estero a lavorare”.

 

Finora né Barbagallo né la Uil hanno commentato la vicenda.

 

“Le parole di Barbagallo – ha scritto Luciano Capone sul Foglio – pronunciate in maniera così spensierata e passate sotto silenzio per assuefazione o disinteresse, portano con sé un grande carico di aggressività e drammaticità. Soprattutto se escono dalla bocca di un sindacalista, che rappresenta milioni di persone e dovrebbe rappresentare una storia, quella del riformismo, che ha versato tributi di sangue per aver toccato i fili ad alta tensione del lavoro: Gino Giugni, Ezio Tarantelli, Antonio Da Empoli, Massimo D’Antona, Marco Biagi. Proprio l’omicidio di Biagi fu preceduto da una lunga criminalizzazione, dalle accuse di tradimento e di collateralismo con Confindustria, dalle pesanti critiche del segretario della Cgil Sergio Cofferati. Le accuse di Barbagallo vanno addirittura oltre: i tre professori vengono accusati di essere traditori della patria, al servizio degli stranieri, tra l’altro usando una formula che ricorda quella brigatista dello 'Stato imperialista delle multinazionali' . In un paese piegato dalla crisi e avvelenato dal rancore, è una fortuna o un miracolo che non ci siano episodi di violenza politica”.

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