Il futuro incerto dell’Eurogruppo

David Carretta

Con l’elezione del socialista Mario Centeno a presidente dell’Eurogruppo si chiude l’era emergenziale della zona euro che ha contraddistinto il mandato di Jeroen Dijsselbloem, ma il futuro rimane incerto per un’unione economica e monetaria che non ha ancora completato la sua ristrutturazione post crisi. Il ministro delle Finanze del Portogallo è un economista rispettato, che è riuscito a realizzare gli obiettivi fissati dal suo primo ministro Antonio Costa: allentare un po’ l’austerità senza far deragliare il programma di risanamento e riforme dettato dai creditori internazionali, malgrado il fatto che il governo si regga sul sostegno di comunisti antieuro ed estrema sinistra anti-troika. Se Centeno ha ricevuto la benedizione della Merkel è perché incarna la “success story” del Portogallo, che ha saputo riformarsi ed è tornato a crescere in modo significativo dopo il salvataggio da 72 miliardi del 2011. Ma un socialista del sud all’Eurogruppo non modificherà i rapporti di forza della zona euro. La spaccatura tra nord e sud rimane sia sul Patto di Stabilità sia sull’unione bancaria. Il dibattito sulla futura architettura della zona euro – Fondo monetario europeo, bilancio autonomo, ministro delle Finanze – divide prima ancora di cominciare. Secondo il Financial Times, Berlino guida un gruppo di capitali ostili alle proposte che saranno presentate mercoledì dalla Commissione Juncker. Il compito più difficile per Centeno sarà di “tenere uniti” i ministri delle Finanze, ha ricordato Dijsselbloem. La sfida sarà resa più difficile dal fatto che l’Eurogruppo sta per perdere anche il suo volto meno noto, ma la mente più brillante: il presidente dell’Euro Working Group, l’economista austriaco Thomas Wieser, se ne andrà a inizio 2018, lasciando l’Eurozona in una terra di incognite.

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