La sede di Francoforte della Bce

La profezia di Sutherland in Germania

Redazione

Così si è dissolta l’identità tedesca nella capitale finanziaria d’Europa

Nel 2012 il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la migrazione internazionale, l’irlandese Peter Dennis Sutherland, diceva ai suoi colleghi che l’Europa “dovrebbe fare del suo meglio per indebolire (to undermine)” la “omogeneità” nazionale dei suoi paesi membri. Forse Sutherland, già presidente non esecutivo di Goldman Sachs International e commissario europeo per la Concorrenza sotto la presidenza di Jacques Delors, potrà dirsi parzialmente soddisfatto di questi tempi. Il suo augurio si sta infatti realizzando nel cuore finanziario dell’Europa continentale, a Francoforte sul Meno dove ha sede la Banca centrale europea, sovrano della moneta unica. I nativi tedeschi sono una minoranza a Francoforte e più della metà dei cittadini non è nata in Germania. Secondo il documento “Frankfurt integration and diversity monitoring”, nato per capire come rispondere alle diseguaglianze economiche, il 51,2 per cento di cittadini è composto da non-tedeschi, cittadini tedeschi nati all’estero o tedeschi figli di immigrati. “Abbiamo minoranze con numeri relativamente grandi ma nessuno con una maggioranza decisiva”, dice il segretario cittadino alla Integrazione Sylvia Weber. Gli immigrati turchi ora sono la minoranza più corposa in città, il 13 per cento della popolazione. A marzo ci fu una manifestazione pubblica in favore del presidente Erdogan. Un altro 61 per cento dei residenti nati all’estero arriva da altri stati dell’Unione europea. Gli immigrati hanno superato i nativi ad Amsterdam, Bruxelles, Ginevra e Londra. Francoforte è un unicum in Germania. Probabilmente non resterà un caso isolato ancora per molto tempo.

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