Avviso da Londra ai sovranisti d'Italia

Lo spauracchio della Brexit sta già deprimendo l’economia del Regno Unito
16 GIU 17
Ultimo aggiornamento: 20:10 | 14 AGO 20
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Non sono giorni facili per il Regno Unito. Neppure per l’economia. Il pil del primo trimestre 2017 è cresciuto dello 0,2 per cento, rispetto allo 0,6 dell’Unione europea e allo 0,4 dell’Italia. E’ il peggior risultato dal 2012, prima di una crescita vivace che (allora) suscitava invidia nell’Eurozona. Oggi al contrario è l’inflazione a salire al 2,9 per cento, ben oltre il 2 stimato dalla Bank of England; che ora è di fronte al dilemma se aumentare i tassi d’interesse, dopo avere appena annunciato (sulla base appunto di previsioni errate) di lasciarli allo 0,25 per cento. Ma la stretta deprimerebbe ulteriormente i consumi, in calo a maggio dell’1,2 per cento, a cominciare dagli alimentari. Conseguenza di salari reali in declino e delle incertezze sulla Brexit e sul governo di Theresa May. Mentre l’Occasional paper di Banca d’Italia stima che senza un accordo di circolazione economica si rischiano dazi del 5 per cento in entrata e uscita: che penalizzerebbero marginalmente l’Europa, ma infinitamente di più il Regno Unito, paese importatore.
Questa ondata di umore nero e cifre negative fa il paio con l’instabilità politica e con gli annunci di trasferimenti di aziende e istituzioni e licenziamenti di personale. In compenso, secondo il Pew Research Center, il favore degli inglesi verso l’’Unione europea è risalito al 54 per cento, dal 44 di un anno fa. Morale per i sovranisti italiani – grillini, leghisti, fratelli e sorelle d’Italia – ci avevano venduto la Brexit come un successo e una straordinaria prova di democrazia, per gli inglesi, da replicare da noi come un felice esercizio di sovranità-tà-tà. Alla larga.