Quando la protesta assomiglia a un videogioco

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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Foto ANSA

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Le manifestazioni, anzi le proteste, fluide, fatte senza chiedere autorizzazioni (figuriamoci) e senza indicare il luogo di svolgimento, e, se è per questo, fatte anche senza un minimo accettabile di portata politica, senza un obiettivo sociale che sia uno, assomigliano sempre più a videogiochi. Questa volta, per ciò che (forse) succederà in qualche posto a Roma e in altre città, la scelta del segreto, con convocazione lampo all’ultimo minuto affidata a social e a chat, dà ancora di più il senso di svuotamento politico di questo confuso movimento. Cui si pretende che si dia ascolto, ma viene da chiedersi come e dove ascoltarli. Mentre nei loro canali informativi girano anche istruzioni su abbigliamento, comportamenti di sicurezza, modo per provocare. Il dress code sembra tagliato su misura per precludere ascolto e anche vista. Persone invisibili, senza volto, faranno casino da qualche parte in qualche città. L’effetto videogioco serve anche a creare una specie di straniamento nelle altre manifestazioni. Quei ProPal e No-Meloni che sembravano l’ultimo grido sanno invece di vecchiotto e usurato messi a confronto con il movimento fluido, lo scontro generazionale forse è più crudele di quello politico, l’irrilevanza con frustrazione sembra il destino di entrambi.
 

Le tre "cose" principali

Fatto #1

Il Papa ha lanciato il grido di dolore e ha implorato di salvare la città isolata di Oleshky, dove si muore di fame e di privazioni a causa del blocco dei rifornimenti e delle comunicazioni imposto dagli occupanti russi. All’appello del Papa sono arrivate solo risposte formali. Poi è arrivata Melania Trump in veste di mediatrice, ma con quel vago senso di comunanza con l’interesse russo, e ha risolto la crisi. Se non ci fosse un dramma umanitario in corso verrebbe da sorridere e da dubitare, ma, in questa situazione, bisogna dar credito a ogni soluzione possibile e sperare.

Fatto #2

Giorgia Meloni, giustamente, va a parlare di petrolio dove ce n’è tanto e dove ci sono relazioni nazionali avviate ormai da decenni, anche grazie al noto intervento militare per salvare, a suo tempo, il paese, il Kuwait, dall’invasione irachena. E c’è anche da assicurarsi la continuazione del calmiere ai prezzi gentilmente accettato dalla società petrolifera nazionale.

Fatto #3

Il futuro del Pd passa sempre da Montepulciano, anche in era Schlein.

Oggi in pillole

  • Il piccolo rabbocco russo al pieno dei Tir americani
  • La giustizia americana trumpizzata colpisce chi denuncia le infiltrazioni straniere nelle elezioni e non chi le sfrutta
  • In Italia (per fortuna) ci sono sempre meno omicidi volontari e delitti gravi contro le persone