Le tante guerre economiche di Trump

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Immagine di Le tante guerre economiche di Trump

Foto ANSA

 
Per leggere la versione senza paywall, iscriviti alla newsletter "Di cosa parlare stasera a cena" a questo link: è gratis!
* * *
Le guerre economiche di Trump sono molte e molto assortite, riguardano amici, quasi amici, nemici. Contro l’Iran sta per essere utilizzato un sistema di controllo del commercio del petrolio molto stringente, con i controlli bancari e sulle transazioni, il divieto di usare il dollaro e, aggiunta militare a tutta l’operazione, il mantenimento del blocco navale esterno alle acque del Golfo con cui la flotta Usa impedisce il passaggio alle navi che partono dai porti iraniani. La moneta nazionale iraniana è crollata ancora di più ed è ai minimi storici, la popolazione iraniana è stretta tra la repressione e le condizioni di vita sempre più grame. Insomma, un quadro che potrebbe effettivamente crollare, come da auspici trumpiani, chissà.
E c’è la sfida propagandistica sulla quantità di petrolio che passa davvero a Hormuz.
Ma poi, l’apparente razionalità di tutto questo piano, viene messa in discussione da altri casi di uso del bastone economico da parte di Trump. Il Canada vale per tutti, perché la stretta commerciale decisa dal presidente Usa porta a condizioni che, se non fosse ridicolo dirlo, si potrebbero definire prebelliche tra i due paesi.

Le tre "cose" principali

Fatto#1 
I volenterosi e l’Ue per l’Ucraina. Un lungo lavoro di sostegno economico e militare che sarebbe stupido svalutare, citando la solita incapacità di decidere da parte degli stolidi europei. È una retorica importata direttamente dalla Russia, in continua attività propagandistica per dividere l’Ue e per rappresentarla come debole e inefficiente. E importata direttamente dal trumpismo, che non ha la vecchia arte subdola della propaganda russa ma spiattella tutti i suoi piani direttamente nei discorsi presidenziali.
Tra i trasferimenti di armi ci sono sia missili difensivi, sia missili a lungo raggio. Per i paesi baltici insieme a Polonia, Germania e Danimarca si tratta di un sostegno percepito come vitale e con la piena comprensione dell’importanza strategica della resistenza ucraina. È da quel gruppo di paesi, rinforzato dal contributo britannico nuovamente avviato da Andy Burnham e da quello francese (salvo scherzi lepeniani), che arriverà qualcosa in più rispetto agli impegni collettivi dei volenterosi. L’Italia resta nel gruppo, ed è già qualcosa, frenata però da pezzi di maggioranza e da gran parte dell’opposizione.
E c’è l’impegno della Nato.
Fatto#2
Putin vive in un mondo suo e continua a fissare obiettivi irraggiungibili per i suoi militari (è una condizione già capitata nella storia e di solito non finisce bene).
Fatto#3
Dieci anni dal terremoto del centro Italia, si è ricostruito poco finora, meno di quanto sarebbe stato possibile. I primi anni sono stati sprecati, dicono ora i responsabili dell’autorità pubblica. C’è qualche lezione da apprendere e c’è da considerare l’importanza della forza economica dei luoghi colpiti da terremoto come molla per accelerare la ricostruzione.

Oggi in pillole

  • Ulteriori sviluppi della guerra dei droni
  • Sánchez prova ad affrontare i problemi di Ceuta
  • Il cestista non woke e fedele all’evidenza e al significato corrente delle parole