Il problema dietro al problema delle spie russe in Italia

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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Foto Ansa

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“Ingerenze gravi e inaccettabili”, dice Antonio Tajani a proposito degli addetti di ambasciata russa espulsi. E le parole usate dal ministro degli esteri fanno pensare che non di solo spionaggio si tratta, ma anche di attività legate alla propaganda e all’infiltrazione nel sistema politico e nei meccanismi democratici. E la faccenda non si chiude certo qui, con un semplice scambio di battutacce tra una parte e l’altra, con la convocazione dell’ambasciatore russo e qualche parola tra l’offeso e il minaccioso come risposta all’iniziativa italiana. Perché il problema, che è anche problema politico, è nelle relazioni con un paese che è indicato dalla Nato come pericolo imminente e che si impegna in continua attività di guerra ibrida. La questione delle sponde politiche a vantaggio della Russia diventa rovente e taglia gli schieramenti.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Mentre sembra mutata la strategia di Donald Trump verso l’Ucraina, con un sostegno che ora diventa attivo, anche di frontae ad attacchi nel cuore del territorio russo. Almeno fino alla prossima telefonata con Putin questo sembra essere l’atteggiamento del presidente Usa.
Mentre gli ucraini si divertono a mettere in evidenza i problemi dei russi al distributore di benzina, in seguito agli attacchi che hanno ridotto in modo drastico la capacità di raffinazione nazionale. I problemi russi nella catena produttiva, con al centro l’energia, potranno solo peggiorare ora che l’economia è stata trasformata in economia di guerra e la stabilità del paese a medio termine sembra compromessa, come si vede anche dalle scelte sempre meno autonome della banca centrale.
Fatto #2
Lo schema triangolare della guerra contro il regime iraniano prevede che gli Usa attacchino l’Iran e che gli iraniani colpiscano i paesi del Golfo, una catena apparentemente illogica, almeno dal punto di vista strategico. Il punto è nella tenuta del regime, di fronte a tanti nemici, forse troppi.  È probabile che i nuovi leader della repubblica islamica puntassero sulla fine dell’intervento americano e questa ripresa, un po’ sorprendente, del confronto militare può aver stravolto i loro piani. E questa volta i bombardamenti sono meno rispettosi delle infrastrutture civili rispetto alla prima ondata. Un fatto importante è stato proprio la distruzione di un ponte e delle vie di comunicazione da cui passava buona parte del movimento di merci (e di forniture militari) verso Russia e Cina.
Fatto #3 
Marine Le Pen in testa ai sondaggi, ma il 36% non la mette al riparo, anzi, dalla riorganizzazione dei suoi rivali al secondo turno.

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