La reflecting pool che inguaia Trump

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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Foto ANSA

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Il dibattito politico americano si sta concentrando sui lavori nel vascone, la reflecting pool, noto a tutto il mondo per la sua posizione tra il Lincoln Memorial e il monumento a George Washington, ovviamente nella capitale degli Usa. La vicenda è semplice: Trump ha deciso di far risistemare la vasca per ottenere che avesse un colore blu come quello della bandiera americana e ha affidato i lavori privatamente, senza gara, a una persona di sua fiducia, per una somma ragionevole, poi salita, in corso d’opera, all’incredibile pagamento di più 14 milioni di dollari. Si è scelto di mettere una copertura sul fondo di colore blu, con una specie di guaina dura. Poi è andato tutto per traverso, la vasca si è riempita di alghe, il colore è diventato un mix di verdastro e marroncino. Mentre la guaina ha cominciato presto a sfibrare e a perdere interi lembi. Un errore evidente, che poteva finire lì con una semplice ammissione e un ravvedimento operoso, magari cambiando consulente. Invece, Trump si è incaponito e ha cominciato ad accusare improbabili attentatori dotati di coltelli taglia-guaina, mentre un mese fa aveva detto che il materiale al fondo della vasca era duro e a prova di qualsiasi lama. Insomma, un disastro di immagine e di comunicazione, che sta diventando, a sorpresa, il caso politico americano del momento. Ottimo per gli anti-Trump, perché permette di mostrare in un colpo, sia l’incapacità organizzativa del presidente sia la sua predisposizione a dire falsità (che, in questo caso, sono anche facili da individuare e mostrare a tutti),
Tutta la stampa americana se ne sta occupando, con una rara unione d’intenti tra rete, giornali a grande diffusione, testate molto schierate e riviste capaci di un alto livello analitico. Tutti hanno trasformato le loro migliori firme, che venissero dalle inchieste sui delitti o dalla lettura attenta dei fenomeni sociali e politici, in esperti di piscine, alghe, disinfettanti e disinfestanti, tessuti impermeabili e tutto il resto. E fanno benissimo, perché la microstoria della vascona e delle alghe ha il pregio di essere più semplicemente leggibile rispetto ai grandi scontri internazionali o al valore dell’indipendenza della banca centrale. L’acqua di Hormuz racconta cose troppo complicate per l’elettore medio, mentre l’acqua dalla vascona è lì a spiegare tutto. E in un ambito del tutto privo delle distorsioni dovute alle simpatie politiche, disinfestato dalle ossessioni Maga (e anche dall’antitrumpismo a priori). Con astuzia i commentatori si tengono stretti all’argomento tecnico, da cui emerge con chiarezza come il presidente si sia andato a mettere in un tremendo guaio. 
Tra i repubblicani è cominciata la corsa a dissociarsi dalle scelte presidenziali in tema di piscine.
Ah, l’acqua è verde e anche un po’ puzzolente.
Qui c’è Jimmy Fallon che fa scontrare le due affermazioni trumpiane e cioè l’impossibilità di danneggiare la vasca con un coltello e l’accusa di aver danneggiato la vasca con un coltello. Se avete un minuto fa ridere.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Si parlerà molto di aerei americani partiti dalle basi italiane durante Epic Fury, ma attenti ai calcoli fatti bene. Il segretario generale della Nato Rutte parla di 500 voli, ma il governo italiano smentisce. Di mezzo c’è la possibilità di contestare una eccessiva disponibilità all’aiuto da parte italiana verso gli americani e il loro attacco all’Iran, il tutto mentre l’Italia cercava, nelle dichiarazioni ufficiali, di tenersi in un ruolo meno attivo. I numeri di Rutte probabilmente sono veri, ma, allo stesso tempo, sembra credibile anche la risposta italiana e cioè che si sia trattato solo di voli per attività tecniche e logistiche. Un numero alto di decolli, insomma, ma non per andare direttamente a bombardare. La polemicuccia andrà a svuotarsi, ma resterà la questione di fondo e cioè il ruolo dell’Italia e degli europei nella Nato, di cui si parlerà stasera in una serie di incontri ai quali parteciperanno anche direttamente Meloni e Rutte, in una buona occasione per chiarirsi le idee.
Fatto #2
L’Ucraina fa sapere che sono pronti nuovi attacchi in profondità a infrastrutture critiche per la Russia e manda un segnale a chi ha potere perché ci si attivi verso la trattativa diplomatica.
Fatto #3

Oggi in pillole

  • Il decreto lavoro può avere qualche effetto positivo
  • Le cozze contro il commercio mondiale
  • Non andate agli Uffizi e soprattutto non andate in Francia, fa troppo caldo
  • Messi fa 2 gol e Cristiano Ronaldo rifiuta il commento