di cosa parlare stasera a cena
Il voto in Armenia dà fastidio a Mosca
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
8 GIU 26

Foto Lapresse
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Forza Armenia e congratulazioni al vincitore favorevole al campo europeo e occidentale. E, perciò, doppiamente inviso a Mosca. Prima perché democratico e quindi testimone della possibilità di mandare avanti un paese senza autoritarismo e con le regole dello stato di diritto e della democrazia liberale, e poi perché favorevole alla scelta occidentale. Il leader armeno, Nikol Pashinyan è anche capace di tenere un atteggiamento amichevole con Donald Trump. Qui ripeschiamo uno scambio di complimenti tra i due.
Dal Cremlino già arrivano parole minacciose, simili a quelle che prepararono l’aggressione all’Ucraina. Diamo la parola all’esperto.
Le congratulazioni di Friedrich Merz.
Le tre "cose" principali
Fatto#1
I ballottaggi mostrano un elettorato più mobile rispetto alle abitudini e capace di sorprendere, rovesciando i risultati prevedibili. Ci sono successi del campo largo in Sicilia e del centrodestra in Toscana. Arezzo, Macerata, Lecco al centrodestra e Agrigento, Trani e Chieti al campo largo, tra sindaci giovani e giovanissimi e qualche eccezione, con un sindaco molto esperto e molto conosciuto nel suo territorio come Giovanni Legnini a Chieti. In termini generali è un’altra occasione di conforto per la maggioranza e di spinta per l’opposizione. La prossima volta si voterà per le politiche e chi lavora a sondare gli elettori archivia dati interessanti ma da maneggiare con molta prudenza, ad esempio notando che i sindaci non ascrivibili in modo esplicito a uno schieramento e indicati per comodità come civici sono calati di numero.
Fatto#2
Non c’è tregua e non c’è inganno. I missili di Hezbollah hanno di nuovo colpito Israele ed è arrivata la risposta, la triangolazione Libano/Israele/Iran è una finzione, con cui si cerca di mascherare lo scontro reale, quello tra Iran e Israele/Usa. A complicare le cose, ma è così da tempo, c’è Trump, ma più con le sue dichiarazioni che con i suoi atti. Al netto delle parole e degli appelli per chiudere accordi le sue scelte concrete non hanno realmente ridotto la pressione militare su Teheran. L’avvento al potere in Iran di persone espressione diretta delle guardie rivoluzionarie, milizia che sta estromettendo perfino il potere religioso, dà un’impressione di rafforzamento nel breve termine ma, anche osservando l’Iran con sguardo necessariamente un po’ superficiale, non dà molte garanzie di stabilità. Il fattore tempo potrebbe perfino premiare le bizze pazzoidi di Trump. Israele, come nelle prime ondate di attacchi, si sta nuovamente impegnando nella distruzione delle difese aeree iraniane, per poi preparare passi successivi.
Fatto#3
In un mondo a parte, in una partita a sé, ci sono le sanzioni europee contro l’Iran, colpito per la riduzione del traffico commerciale a Hormuz.
Oggi in pillole
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