La sfida sui referendum e il fronte del non-voto

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
5 MAG 25
Ultimo aggiornamento: 15:34
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Foto ANSA

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La sfida sui referendum si sposta sul quorum. È già avvenuto in passato e di solito è avvantaggiato chi punta sul mancato raggiungimento del numero di votanti necessario (quasi sempre, perché tutti ricordano la sfortunata esortazione ad “andare al mare”). Questa volta è il partito di Giorgia Meloni a prendere posizione per il non-voto, con motivazioni politiche in difesa delle scelte fatte dal governo sul mantenimento di ciò che è rimasto del sistema delle tutele crescenti e dell’impianto del jobs act. Anche una parte del mondo sindacale, segnatamente la Cisl, è contraria alle tesi referendarie, bandiera, invece, della Cgil a cui si è messo in scia il Pd, con decisioni anche molto dure di Elly Schlein contro il dissenso interno al partito su questa scelta di schieramento. Fare previsioni è sempre difficile ma sembra che il fronte del non-voto possa prevalere, anche se la scelta comporta sempre il rischio di essere sconfitti nell’affluenza e poi, inevitabilmente, nei contenuti. In ogni caso ora la cosa importante è che in modo esplicito tutto il fronte referendario, da una parte e dell’altra, si è connotato politicamente e questo porterà a una maggiore attenzione nel dibattito pubblico.

Le tre "cose" principali

Fatto#1
Israele pronto a un nuovo attacco su Gaza e a prendere il controllo del territorio.
Fatto#2
Donald Trump c’è e non c’è nella situazione mediorientale, parla in modo confuso e non dà indicazioni. In compenso minaccia la Groenlandia questa volta direttamente con l’uso della forza e riapre il carcere di Alcatraz e punta a frenare (così sembra di capire) con un altro sistema dazi la distribuzione di film stranieri negli Usa e forse a disincentivare le produzioni americane all’estero.
Fatto#3
L’Ue, con i suoi metodi, prova ad attirare scienziati, anche americani.

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