I provvedimenti di clemenza di cui Trump pagherà il prezzo

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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22 JAN 25
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Foto Ansa

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Claudio Cerasa segnala questa presa di posizione dei sindacati di polizia americani contro la decisione di liberare alcuni assalitori del 6 gennaio da parte di Donald Trump. Una scelta grave quella del presidente, perché mette il suo desiderio personale di rivalsa/vendetta sopra alla tutela di un corpo fedele allo stato, alle leggi, alla costituzione. È una scelta antipresidenziale di cui Trump, un giorno, pagherà il prezzo.
Ma l’assurdità totale, perché non ci si può ravvisare neanche l’elemento della rivalsa personale, arriva con un altro provvedimento di clemenza, quello che riguarda il truffatore Ross Ulbricht, condannato all’ergastolo per aver organizzato quello che l’Fbi ha definito il più sofisticato sito di commercio criminale al mondo. Non si capisce quale possa essere l’interesse diretto di Trump in questa decisione né si è mai avvertita una mobilitazione, sia pure nel mondo trumpiano, per questo personaggio. L’unico indizio lo dà ovviamente Trump stesso, parlando di una specie di destino comune tra lui stesso e Ulbricht per le persecuzioni giudiziarie subite. Argomento che rovescia la realtà in modo grottesco.
Sembrerebbe, leggendo in controluce questi provvedimenti, che Trump, malgrado l’immunità presidenziale, non si senta ancora sicuro rispetto alle conseguenze giudiziarie di molti suoi atti. Una condizione di instabilità che renderà ancora più dura la sua seconda presidenza.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
È ancora una volta la Germania a essere colpita da un grave attacco terroristico. Si tratta nuovamente di azioni compiute da singoli, con poca organizzazione e usando coltelli. Attacchi che ottengono il massimo di allarme sociale rispetto allo sforzo organizzativo messo in atto.
Fatto #2
Riflessi trumpiani, trasformabili in concreta e forse anche utile azione politica, in Ue.
Fatto #3
Sindacati (come anche i partiti) messi in difficoltà dalla scelta sul referendum contro le regole sul lavoro avviate da Matteo Renzi e poi rimaneggiate.

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