Le risposte dei partiti alle minacce di Putin e l'errore di Conte

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
21 SET 22
Ultimo aggiornamento: 17:07
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Foto di Claudio Furlan, via LaPresse&nbsp;<br />

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C’è chi la butta un po’ comodamente sulle dichiarazioni formalissime di fedeltà atlantica, come Forza Italia e Lega. Chi si espone con più nettezza, cogliendo l’aspetto centrale della partita, quello della coesione come valore in sé quando si parla di appartenenza alla Nato e allo schieramento occidentale. Lo fa, sorprendendo un po’, Giorgia Meloni, parla di referendum farsa indetti da Putin, di suo evidente nervosismo, e invita a “lucidità e compattezza”, senza aggiungere altro. Il Pd (ma non i suoi alleati elettorali di sinistra) è con chiarezza su questa posizione da mesi. Carlo Calenda e Matteo Renzi ci mettono un di più di militanza, per farsi notare.
Il problema è Giuseppe Conte. Perché forse non si rende conto di ciò che dice, magari vuole distinguersi, spiccare, ma tocca un tema pericoloso oltre la ragionevolezza. Conte parla, per strada, di minaccia nucleare russa, come arma estrema cui ricorrerebbe un Putin umiliato, esasperato. E chiede di adeguarci, di decidere sul nostro rapporto con l’Ucraina, con la Nato, con l’Europa, mettendo sul piatto anche la minaccia nucleare russa. Questo, però, è un errore logico e strategico, con terribili implicazioni. Non perché la minaccia non esista. Ma perché la risposta a quella minaccia non spetta a nessun singolo paese e tantomeno al leader di un partito. La risposta che determina l’equilibrio nucleare è della Nato nella sua interezza, cui partecipiamo secondo regole formali, non derogabili. E questo non perché la Nato è un ente superiore, ma perché quel potere ha senso solo se esercitato attraverso lo strumento dell’alleanza, cui viene attribuita autonomia operativa.

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