Calenda e Renzi chiudono l'accordo. Motivi per frenare l'entusiasmo

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
11 AGO 22
Ultimo aggiornamento: 16:29
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Se ne è parlato fin troppo, ora cerchiamo, anche a cena, di stare buoni con l’enfasi sull’accordo tra Carlo Calenda e Matteo Renzi. Insomma, l’area politica è quella nota e già sperimentatissima del centro pragmatico e liberale. A favorire l’intesa è poi chiaramente la legge elettorale, perché sotto il 3% si sparisce e ciascuno dei due, da solo e in concorrenza con l’altro, avrebbe rischiato di non raggiungere quella soglia. L’incubo del doppio 2,9% alle prime luci del 26 settembre era troppo terribile e i due si sono adoperati, con le capacità negoziali e le attitudini umane che hanno. Al centro, viene da dire, la loro proposta politica si fa un po’ più scialba. Una cosa era il Renzi che da dentro il Pd cercava di portare il partito su una linea meno ortodossa, verso una specie di blairismo. Era un politico interessante proprio perché spiazzante, perché predicava, e vinceva pure, dalle parti degli infedeli.
Lo stesso valeva per il Calenda ministro in governi di centrosinistra e, ancora di più, nella sua brevissima esperienza di parlamentare europeo del Pd. C’è una rendita di posizione per chi innesta altre culture politiche in un corpo a esse non omogeneo, e c’è, invece, uno svantaggio per chi porta esattamente un’esperienza sovrapponibile a quella in cui va a militare. La prova della disarmante fruibilità del calendismo con il renzismo, e viceversa, sta nella veloce scelta da parte di Renzi di lasciare il passo alla leadership di Calenda, con tanto di nome unico nel simbolo. Se il congresso, diciamo così, consiste nel guardarsi in faccia e chiedersi chi fa il capo e la risposta è “vabbè, fallo tu” vuol dire che quel congresso, diciamo così, non è un granché. Accende qualche interesse la presenza del loro Renew Europe, perché è il movimento trasversale e paneuropeo in sostegno alla linea della nuova Ue, per una maggiore integrazione e maggiore operatività politica. Comunque vedremo, i sondaggi più recenti li danno intorno al 6%.

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