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DI COSA PARLARE STASERA A CENA

Sul Decreto aiuti i grillini si astengono e Berlusconi batte un colpo

Giuseppe De Filippi

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I 5 stelle sono sempre lì, al no ai termovalorizzatori. Sì, è una scusa, è un tema pescato per pura utilità politica immediata tra quelli di maggiore portata simbolica tra i loro elettori e in grado di suscitare le paure anche di chi non li vota, e poi c’è la faccenda romana, con Virginia Raggi da vendicare, nella narrazione grillina. Qui ne abbiamo parlato più volte di questa ossessione grillina per contrastare i processi con cui si trattano i rifiuti. Chissà cosa li attira tanto nella spazzatura e li spinge ad attaccare con ferocia tecnologie e metodi consolidati, usati in tutte le grandi città. Il voto negato alla maggioranza sul decreto Aiuti, con l’abbandono dell’aula, parte dalla spazzatura ma poi travolge l’assetto politico. Giuseppe Conte sembra perfino più confuso del solito. Le intenzioni annunciate, la strategia dichiarata, sono talmente stravolte da rendere impossibile la sua partecipazione al dibattito pubblico con qualche utilità. Il gruppo va per conto suo, lui non si sa dove vada. I 5 stelle preparano la loro futura irrilevanza dibattistiana, mentre Luigi Di Maio aumenta il suo peso. Giustamente l’unico 5 stelle rimasto in aula per votare a favore del decreto parla di crisi da evitare e di questioni di affidabilità nella maggioranza

 

Le tre "cose" principali


Fatto #1
Silvio Berlusconi segna un buon colpo politico, Forza Italia rompe il fronte dell’indifferenza nella maggioranza rispetto alla guerriglia parlamentare dei 5 stelle contro la loro stessa (ex?) maggioranza. Con una nota Berlusconi dà la linea ai suoi e chiede a Mario Draghi di avviare, di fronte a queste novità, una verifica nella maggioranza, per sottrarsi a questa logica politicamente ricattatoria. Il sostegno da rinnovare al governo, dice ancora Berlusconi, va indirizzato verso le riforme, insomma, non per vivacchiare ma per realizzare l’agenda governativa. E in aula Forza Italia si fa sentire. 

Sì, la Lega dice che Berlusconi ha fatto bene, ma le orecchie fischiano e si pensa anche ad altro, perché il richiamo sulla necessità di essere chiari nel sostegno al governo potrebbe applicarsi, cambiando il nome del partito, anche proprio allo schieramento salviniano. Oggi, insomma, la sensazione è che Forza Italia abbia in parte anche smontato lo schema del centrodestra, per muoversi con maggiore autonomia e cominciando a rivendicare la partecipazione al governo come un atto non semplicemente necessario per la situazione del paese ma anche politicamente gravido di scelte.

E poi c’è Antonio Tajani che continua a far fischiare le orecchie ai leghisti, ribadendo il sostegno di Forza Italia allo Ius Scholae a condizione di aver realizzato un ciclo di studi di 8 anni. Un piccolo inasprimento rispetto alla proposta originaria del Pd, che la Lega boccia in pieno.
 

Fatto #2
Gazprom taglia e bisogna organizzarsi, si può fare (tra l’altro gli sprechi sono giganteschi). Ecco, appunto, sono cose quasi banali.

 

Fatto #3
Eppur si vende. In tutto il parlare di crisi e tra le descrizioni spaventose della perdita di potere d’acquisto succede che i dati Istat sulle vendite al dettaglio indichino aumenti consistenti nel mese di maggio. Dentro c’è un po’ di inflazione, chiaro, ma gli aumenti riguardano anche i volumi di vendite e riguardano tutte le varie modalità commerciali

 

Oggi in pillole

 

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