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Emmanuel Macron: un centrista senza ideologia (in senso buono) verso il bis all'Eliseo
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
di
11 APR 22

(foto di Ansa)
Emmanuel Macron resta il personaggio politico più interessante del momento e in questa sua seconda sfida finale per l’Eliseo conquista tutta la nostra attenzione. Perché il suo percorso è noto ma, in noi italiani, resta sempre un po’ l’impressione che sia un Matteo Renzi che ce l’ha fatta o perfino un Carlo Calenda di successo. Lo sappiamo che è una visione tremendamente provinciale e a cena vi prenderanno un bel po’ in giro (a proposito, le statistiche raccontano di una consistente ripresa delle cene fuori e della convivialità, buona notizia per questa newsletter) ma c’è poco da fare. Macron nasce come alternativa non rinunciataria al riformismo afflosciato dei socialisti e delle sinistre in generale e, insieme, come prospettiva per i sempre bistrattati centristi. Fa due mestieri politici assieme e in quel modo, complice anche il sistema elettorale per la presidenza francese e una speciale congiuntura storica, riesce a vincere. Molto fa pensare che vincerà anche questa volta (lo abbiamo sentito dire da Piero Fassino, sfidando la maledizione sulle previsioni fassiniane) e il fenomeno diventa ancora più interessante, perché arriverebbe la seconda vittoria senza che sia stata messa in chiaro l’ideologia macroniana.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3
Tra una cosa e l’altra, ma non è il primo dei problemi per loro, c’è il default del debito sovrano russo (conta poco come fonte di finanziamento statale rispetto ai proventi della vendita di petrolio e gas).