Le ragionevoli richieste di Zelensky al Parlamento e la visione di Draghi: "Vogliamo l’Ucraina nell’Ue"

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
23 MAR 22
Ultimo aggiornamento: 16:16
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LaPresse

E di che vorreste parlare se non del discorso di Volodymir Zelensky al Parlamento italiano? Purtroppo, la ricezione su parte della stampa è stata di tipo sanremese o da giuria del Grande fratello. Insomma, si è fatto caso all’esecuzione, all’intensità, alla capacità empatica, e non ai contenuti. Sul sito del Corriere della sera si parlava di intervento “sentimentale e un po’ sotto tono”, come una prima della Scala, ecco. I punti centrali, non sentimentali e col tono giusto, sono nella richiesta di mantenere e incrementare gli aiuti, compresi ovviamente quelli ai profughi. Mariupol, per capirci, dice Zelensky, è grande come Genova, immaginatela sotto assedio
Poi c’è chi, preventivamente, sui giornali del mattino, dice e non dice, si nasconde dietro a una teoria sull’omologazione delle opinioni, e, con un po’ di supercazzola arriva dritto a Povia e all’uguaglianza valoriale tra chi sostiene l’Ucraina e la sua resistenza e chi esalta la Russia e la sua volontà di espansione. Negando anche l’evidenza e cioè negando che in Italia ci sia un costante tentativo di offrire, o imporre, nel dibattito pubblico le voci filorusse, gli spaccacapelli difensori di Putin e delle sue bombe, gli storicheggianti e i deterministi geografi del baretto, e che, però, quelle tesi non sfondano, non convincono nessuno tranne gli autori dei talk show (chissà perché spaventati dall’idea che un confronto in studio possa ospitare tesi sensate, concorrenti e perciò interessanti e non opposte in modo geometrico). È il solito Luca Ricolfi, in cerca di visibilità lui stesso da tempo, e quindi naturaliter parlante come un autore di talk show. E poi c’è Alexei Navalny, nuovamente condannato senza una ragione che non sia la repressione politica, a 9 anni di carcere. Sì, il problema è proprio quello della mancanza di dibattito, come dice Ricolfi.
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