DI COSA PARLARE STASERA A CENA
Una risposta filosofica a no vax e anti green pass
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

A cena e anche altrove capita di dover fronteggiare gli epigoni dei filosofi e dei giuristi televisivi anti vaccino, anti green pass, scopritori di trame e di cospirazioni mondiali. Sarebbe bello poter parlare del campionato, della pioggia e della neve, ma purtroppo bisogna ingaggiare queste tremende tenzoni per dimostrare ciò che una schiacciante maggioranza ha deciso di fare senza bisogno di troppe riflessioni, rispettando l’abituale criterio della divisione del lavoro intellettuale, e quindi fidandosi di ciò che è indicato dai professionisti della scienza medica e dalle autorità sanitarie, e perciò vaccinandosi e rispettando le altre prescrizioni contro la pandemia. Allora proviamo a vedere qualche argomento un po’ meno frequentato, così, magari con l’effetto sorpresa, riusciremo a tenere a bada i nostri polemisti.
Potremmo proporre di guardare alle regole sanitarie e alle restrizioni sociali come a decisioni prese per rispondere a una specie di stato di natura e non alla società organizzata dalla costituzione e dall’ordinamento italiano ed europeo. L’idea è che la comunità in cui viviamo è precedente all’organizzazione statale e continua, in un modo o nell’altro, a sopravvivere anche dentro all’assetto democratico e istituzionale che conosciamo. La Costituzione e le leggi sono un modo per regolare quella comunità pre-statale, quella condizione un po’ rousseauiana di libera associazione tra umani. Di fronte a una paura inusitata (a memoria d’uomo moderno occidentale), universale, travolgente e pervasiva, come la pandemia, a entrare in gioco non è stata la società moderna, fatta in parte rilevante da buoni selvaggi, simpatici tolleranti e ben disposti includenti, ma quella specie di comunità pre-statale, che è un pienone di sentimenti e attitudini tendenti alla cattiveria, alla sospettosità, all’esclusione. Le regole coercitive prima e poi l’esortazione alla vaccinazione, rafforzata dal green pass, sono state una risposta alle pulsioni micidiali di quella comunità un po’ selvaggia. La paura dell’untore è qualcosa di antico, molto più antico delle costituzioni e delle garanzie. Lo stato non poteva lasciarla prevalere. Il green pass è stato, perciò (qui sta il punto che dovreste cercare di far intendere ai complottisti), non una restrizione dei diritti, delle garanzie e degli assetti costituzionali ma una difesa di quei diritti, garanzie e assetti. Perché di fronte alla paura del contagio, dell’untore, del complotto, la società si sarebbe disgregata, andando in crisi prima che lo stato di diritto e la prassi costituzionale potessero agire. Serviva invece qualcosa che permettesse di mantenere i rapporti sociali in uno stato accettabilmente decente in una fase come quella pandemica.
Il lockdown, nella sua enormità come compressore di diritti e perfino di abitudini, è stato la prima risposta, rozzissima, ma necessaria. E si sarebbe dovuto capire già allora che quella decisione interveniva nei rapporti basici della comunità umana pre-statale e che serviva a salvare, a mettere al riparo, il resto della costruzione sociale. Il green pass e annessi, con il suo modo elastico di funzionare e la graduabilità della sua applicazione, è ed è stato lo strumento principale per mettere la nostra società contemporanea al sicuro rispetto al rischio di rigurgiti remoti ma ancora latenti. Insomma, la costituzione non è stata cancellata o forzata, ma protetta e tutelata.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3