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La scazzottata anti-populista tra il centro e il M5s
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
di
6 DEC 21

Giuseppe Conte non si candida, così pare, nel collegio da riempire dopo che Roberto Gualtieri è diventato sindaco. La possibilità della sua candidatura nel centro di Roma, ovviamente coordinata con il Pd, da lungo tempo vincente in quel collegio, aveva suscitato prima la risposta di Carlo Calenda, pronto a prendere i suoi voti, fresco di corsa per il Campidoglio, e poi di Matteo Renzi, anche lui forte del risultato comunale, perché nella lista calendiana erano schierati anche i renziani, due di loro sono stati i più votati al Consiglio. Insomma, per un collegio che darebbe un posto a Montecitorio per non più di un anno e tre mesi si è scatenato uno scontro politico forse non del tutto opportuno, se si ha a cuore la formazione di un’offerta politica un po’ più varia, ben organizzata, coerente con le richieste dell’elettorato. Perché entrambi i progetti entrati in collisione hanno senso e dignità. Può non piacere a molti ma l’intesa di lunga durata tra Pd, LeU e M5s (nella sua recente versione, un po’ contiano e un po’ dimaiano) ha un peso e può contare nella politica italiana. Avrà bisogno di dialogare con il famoso centro. E questo, però, non può pensare di costituirsi e di affermarsi solo, come dire, per dispetto, per sfregio. Certo, è facile trovare magagne e indicarle al pubblico. E anche la candidatura di un politico come Conte può rientrare tra le magagne. Ma politicamente che gusto c’è a scassare e basta? O il centro, ripetiamo, non ancora né costituito né affermato (a Calenda, anzi, l’espressione centro fa proprio un po’ schifo), riesce a definirsi in proprio e non attraverso l’indicazione dei difetti altrui, oppure non avrà mai peso né autorevolezza. Peccato, perché avrebbe lo spazio politico/elettorale per giocarsi una partita anche leggermente opportunistica, ma interessante. Ma come si può andare avanti mettendo una specie di veto a priori verso un pezzo rilevante del centro-sinistra? Significa, secondo una logica molto elementare, affidarsi in pieno alla eventuale capacità manovriera di Matteo Salvini per rientrare in gioco, perché l’unico sbocco sarebbe nell’intesa con la destra, oppure bisognerebbe aspettare la sparizione completa del voto per i 5 stelle, ma questa eventualità, desiderata e insieme sognata da Calenda, non sembra probabile. La riduzione dei consensi ci sarà, è chiaro, ma una base elettorale e perfino un tipo di rappresentanza sociale e di interessi costituiti i 5 stelle, anche senza accorgersene, li hanno conquistati, e non li molleranno. Anche perché, nel frattempo, uno come Silvio Berlusconi, che il centro politico lo ha un po’ distrutto e un po’ esaltato, mostra di capire molto meglio come ci si deve comportare con una forza politica come i 5 stelle.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3